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La crisi di Governo voluta da Salvini era inevitabile, ma a “pagare” saranno gli italiani

Il respingimento della mozione pentastellata sulla Tav ha aperto la crisi di governo, confermata da Matteo Salvini prima con alcune dichiarazioni verso i suoi alleati, poi con la presentazione della mozione di sfiducia nei confronti del Premier Giuseppe Conte, che, a logica, aveva chiesto nella conferenza stampa di ieri sera di parlamentarizzare la crisi. Perché si deve passare per le Camere (È chiaro che la parlamentarizzazione della crisi è aperta solo dopo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio; una mozione di sfiducia non serve, se non ad accelerarne i tempi). In risposta al collega, il vicepremier Luigi Di Maio non ha esitato ad affermare che la Lega ha preso in giro gli italiani, sottraendosi anche alla definizione degli ultimi progetti di legge, tra cui quello della riduzione del numero dei parlamentari.

Da un lato Salvini, ormai stanco dei suoi alleati perché non più utili ai suoi interessi, dall’altro Di Maio, poco lucido nel non sfruttare una serie di occasioni che gli si sono presentate nell’ultimo anno e mezzo e che avrebbero potuto frenare il suo alleato; in mezzo il Premier Conte, che avrebbe dovuto rispondere maggiormente al suo ruolo di direzione della politica generale del Governo, ma che è rimasto per troppo tempo nelle retrovie, lasciando la scena ai due vicepremier. Chi si stupisce del repentino cambiamento di atteggiamento tra i protagonisti del Governo evidentemente non ricorda come è nato questo esecutivo, ma soprattutto non ha tenuto conto delle varie frecciate che si sono lanciati durante questa difficile convivenza. Una unione forzata, macchiata dall’impossibilità di creare un Governo firmato Cinque Stelle-Pd, e legata da un contratto di governo che da un punto di vista dei contenuti non poteva non presentare frizioni. Attriti che poi sono aumentati, per scoppiare definitivamente negli ultimi giorni. È chiaro che una convivenza dettata da una incompatibilità di fondo poteva finire solo in questo modo, con un tutto contro tutti e un rinfacciarsi delle cose sempre pensate ma mai dette all’alleato. Come nella migliore tradizione politica, esaurita la funzione di utilità e tornaconto, l’alleato non serve più: questo per tutte e due le compagini del Governo.

Da un lato Salvini, che tra tutti i favori di cui ha goduto trova clamorosamente un no all’autorizzazione a procedere dei Cinque Stelle; dall’altro Di Maio, che ha cercato in tutti i modi di illudersi e di illudere gli italiani sull’esistenza di un Governo del fare. Se Salvini è arrivato dove è arrivato è anche e soprattutto per atteggiamenti di complicità dei suoi alleati, per una evidente scelta di comodo di amministratori locali, per le ormai riconosciute uscite a vuoto dell’opposizione, e per una grandissima dose di vuoto umanitario che esiste, da sempre, nella mente degli italiani. I suoi alleati sono stati incapaci di porre un freno ogni qualvolta il Ministro dell’interno si è dato all’offesa e all’insulto gratuito, e sono stati poco lungimiranti, politicamente parlando, in occasione del voto sull’autorizzazione a procedere. Oltre che essere silenti su troppe ombre dell’altra parte. Gli amministratori locali non aspettavano altro per legarsi all’uomo forte, sul piano elettorale, per accodarsi alla cascata di voti caratterizzata da una relazione biunivoca e malata: dall’alto al basso e viceversa, senza alcun idea politica. L’opposizione italiana non esiste, o meglio esiste ma non è capace di produrre iniziative degne di nota e che insistono sui veri temi portanti di una società. È dignitosamente alta la lotta all’imbarbarimento generale, ma non basta. Gli italiani sono sempre gli stessi: “eravate un popolo di analfabeti. Dopo 80 anni torno, e vi ritrovo un popolo di analfabeti“, diceva Massimo Popolizio interpretando il redivivo Mussolini nel film futuristico di Luca Minieri “Sono Tornato“.

Francesco Mazzocca

Laureato in Giurisprudenza, appassionato di calcio e di politica. Ha collaborato con Cronache della Campania, ha una passione viscerale per il giornalismo che lo ha portato a diventare giornalista pubblicista presso l'ODG della Campania.