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Durante la pandemia di coronavirus sono scoppiate nuove guerre nel mondo

La pandemia di coronavirus, purtroppo, non è stato l’unico evento mondiale che ha portato (e sta portando) ingenti danni. Durante questo periodo, infatti, sono rinati almeno 3 conflitti mondiali, per non dimenticare l’emergenza migranti che è continuata inesorabilmente sia verso l’Italia (negli ultimi giorni in mare è morto un bimbo di 6 mesi), sia verso la Spagna. 

Conflitto del Nagorno Karabakh

La guerra del Nagorno Karabakh è stato un conflitto armato che si è svolto tra il gennaio 1992 e il maggio 1994, nella piccola enclave del Nagorno Karabakh, nel sud-ovest dell’Azerbaigian, tra la maggioranza etnica armena, sostenuta proprio dalla Repubblica Armena, e la Repubblica dell’Azerbaigian. Preceduto, a partire dal 1988, da atti di violenza e di pulizia etnica compiuti da entrambe le parti, il conflitto scoppiò in seguito al voto del parlamento del Nagorno Karabakh che, facendo leva su una legge sovietica allora vigente, dichiarò la nascita della repubblica del Karabakh Montagnoso-Artsakh. In pochi anni ci furono circa 30000 morti e oltre 80000 feriti e migliaia di profughi. Si contava alla fine una popolazione complessiva di 816500 abitanti, di cui almeno 160000 erano di etnia armena e  poco più di 650000 azeri. Il conflitto si è riaperto diverse volte e, in ordine di tempo, per l’ultima volta nell’autunno del 2020, concludendosi ufficialmente nella notte tra il 9 ed il 10 novembre. Anche in questo caso ci sono stati un numero imprecisato di morti, case distrutte, bombardamenti e carri armati in prima linea. Questa volta però a prevalere sono state nettamente le velleità di conquista dell’Azerbaigian che ha guadagnato terreno, nonostante la volontà di annettere tutta la dissidente regione del Karabakh non sia stata esaudita. Ne esce sconfitto il popolo armeno che dovrà lasciare le proprie case in parte della regione; lo scontento è stato tale che gruppi di manifestanti hanno fatto irruzione nella sede del Parlamento. Ne escono con vantaggi, invece, la Russia, che ha posizionato le sue truppe nel territorio al confine tra Azerbaigian e Armenia, e la Turchia, che ottiene l’apertura di un corridoio attraverso la regione di Meghri, in Armenia, che collegherebbe la Turchia all’Asia centrale attraverso il Nakhichevan, il resto dell’Azerbaijan e il Mar Caspio.

Conflitto tra l’Etiopia e la regione del Tigray

Il governo federale dell’Etiopia è da circa 10 giorni nel pieno di un pericoloso conflitto contro lo Stato settentrionale del Tigray. Il Tigray People’s Liberation Front aveva un forte peso nell’esercito federale prima che il premier Abiy Ahmed, premio Nobel per la Pace 2019, salisse al Governo. Il 4 novembre il Governo federale di Ahmed, in risposta ad un attacco del Tigrey, ha cominciato l’offensiva contro un suo stesso Stato. Secondo Amnesty International, in un recente attacco, il Governo centrale avrebbe deliberatamente massacrato decine di civili. Nelle ultime ore, invece, l’esercito del Tigrey avrebbe bombardato l’aeroporto di Asmara, la capitale dell’Eritrea, che sostiene il governo centrale. Nelle stesse ore un bus di civili è stato attaccato da un commando e sono stati uccisi 34 civili a sangue freddo. Secondo le Nazioni Unite affermano che 9 milioni di persone potrebbero essere a rischio di allontanamento forzato, a causa dell’escalation del conflitto. Circa 11mila persone, di cui il 50% bambini, secondo l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, hanno già attraversato il confine tra Etiopia e Sudan, in fuga dal conflitto dall’inizio dei combattimenti. Il conflitto, se scoppiasse in maniera incontrollata, provocherebbe una serie di disordini in una delle regioni più delicate, ovvero il Corno d’Africa. Le Nazioni Unite stanno tenendo alta l’attenzione e la preoccupazione su questo conflitto.

Tensioni nel Mediterraneo tra Grecia e Turchia

A metà agosto di quest’anno, nel mar Mediterraneo orientale, si sono scontrate una nave da ricognizione turca e una nave da guerra greca. La nave turca stava scortando la Oruc Reis, una grossa nave per l’esplorazione che andava alla ricerca di giacimenti di petrolio e gas naturale. L’incidente è avvenuto in acque rivendicate sia dalla Grecia che dalla Turchia, due paesi che da anni stanno competendo per il controllo delle risorse di questo pezzo di mare. La Turchia si trova spesso nelle acque dell’isola di Kastellorizo, di proprietà della Grecia ma a sole due miglia dalla Turchia. riguarda più ampiamente la rivalità per le zone economiche esclusive (ZEE), ovvero quelle aree marittime in cui uno stato esercita la propria autorità e dove può pertanto decidere come sfruttare le risorse, marine e sottomarine. Le tensioni tra i due stati sono state alimentate dalla recente crisi migratoria, con la Turchia che ha aperto i confini e la Grecia che li ha chiusi e ha usato la forza contro i migranti. Se scoppiasse un conflitto nel Mar Mediterraneo Orientale sarebbero coinvolti paesi asiatici, africani ed europei che hanno interessi economici in quell’area e ci sarebbe forte squilibrio nel settore dei carburanti.