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La filosofia di Nietzsche per andare oltre il supervirus

Se c’è teoria e linguaggio poetico/filosofico che può spiegare quello che stiamo vivendo in questi mesi è la filosofia di Nietzsche. Ed in particolare un testo, spesso presentato ad emblema del filosofo tedesco della seconda metà dell’800, a poter esserci di supporto nella lettura e nella interpretazione degli avvenimenti di questi giorni. Quel testo è il Così Parlò Zarathustra, un’opera che si ispira alla scrittura in versetti propria dei Vangeli e che segue il modello della poesia in prosa e dell’annuncio profetico, pieno di simboli, allegorie e parabole.

La trama dell’opera

Su tutta l’opera aleggia la mitizzazione dell’eterno ritorno e l’apoteosi del superuomo. Dopo una sequenza simbolica che adombra l’evolversi dello spirito umano attraverso gli stadi della ubbidienza (simboleggiata da un cammello), della ribellione (leone) ed infine dell’autoaffermazione (fanciullo), il tono della predicazione si fa polemico, in difesa della libertà dell’individuo e contro i principi della metafisica platonica, della morale tradizionale, della cultura accademica, della ascesi mistica e della politica. Consumata l’ esposizione dei principi fondamentali del vivere civile, Zarathustra ricostruisce una nuova religione che esalta lo spirito della lotta e l’interscambio collettivo di energie, onde formare intorno a sé una società di seguaci.

Nel secondo ciclo di predicazione diventano di nuovo demolitori i discorsi contro l’ubbidienza, in nome di una trionfale affermazione della libertà, che non riconosce l’autorità costituita e le tradizione di asservimento sociale e morale. Qui si afferma il principio del trionfo dell’uomo su stesso, ossia di quell’autosuperamento che ha sempre caratterizzato la vita di Nietzsche. La predicazione, a questo punto si fa più commossa e si apre in tre bellissimi canti lirici: Canto notturno, Canto di danza e Canto funebre.

Il terzo ciclo di predicazione porta invece al parossismo dell’affermazione dionisiaca e vitale, nell’onda ritmica e immortale dell’ “eterno ritorno“, che infrange ogni barriera razionale. Zarathustra, il profeta infallibile e veridico, cede infine alla tentazione di sedere a banchetto con sette uomini, che simboleggiano i diversi stadi dell’umanità e assurgono al ruolo di esseri superiori, dal momento che “Dio è morto“. Ma nell’animo di costoro si insinua il dubbio e la malinconia che l’assenza di Dio provoca, in Zarathustra invece si innalza il suo canto ebbro all’Eternità, concludendo il poema della vita mortale con un anelito spasmodico alla immortalità.

L’opera contenendo una concezione dell’uomo che si pone contro il cammino tradizionale dell’umanità non ottiene subito il successo meritato. Tuttavia, riscoperta nel Novecento, ispirerà correnti filosofiche, letterarie e artistiche dal nuovo corso, dall’irrazionalismo all’immanentismo in filosofia, per arrivare all’impressionismo, al simbolismo e al surrealismo in letteratura e nelle arte. Purtroppo uno dei concetti cari a Nietzsche e anche chiave della sua filosofia, ovvero quello del superuomo, verrà reinterpretato e del tutto stravolto dalla dottrina politica nazista. Direttamente correlata all’opera del filosofo di Rocken vi è la Gaia Scienza che la precede immediatamente introducendo la figura di Zarathustra; così come in Al di là del bene e del male vi sarà la riproposizione diretta dei concetti chiavi della filosofia di Nietzsche, raffigurata in senso simbolico e metaforico in Così parlò Zarathustra.

Il legame con il coronavirus

Concetti come superuomo ed eterno ritorno, ma anche di grande salute, ricorrono nei testi del filosofo tedesco vissuto nella seconda metà dell’Ottocento. Basti pensare a queste parole prese dalla “Gaia Scienza“:

Colui l’anima del quale ha sete di esperimentare l’intero cerchio dei valori e delle meraviglie a noi note e di navigare intorno a tutte le coste di questo ideale “mare interno”, colui il quale dalle avventure della propria esperienza vuol sapere qual è il coraggio di un conquistatore e di uno scopritore dell’ideale, come di un artista, di un santo, di un legislatore, di un savio, di un dotto, di un pio, di un asceta di vecchio stile: questi ha bisogno anzitutto della grande salute.

Allora il superuomo caldeggiato dal profeta Zarathustra interpretato in chiave moderna non è altro che l’uomo ipertecnologico contemporaneo alla ricerca spasmodica della “grande salute“, il vaccino miracoloso o quella cura miracolosa che ci salverebbe dal supervirus di questi giorni, il Covid-19. Un supervirus che potrebbe essere scappato da un laboratorio, oppure no. Non lo sappiamo. Ma sappiamo purtroppo che la vita è alquanto più complessa e complicata di quanto si pensi. E allora la prospettiva dell’eterno ritorno in cui il superuomo deve saper collocarsi può essere più affine alla nuova situazione umana, già da qualche decennio in modo ciclico in lotta contro coronavirus e virus di tutti tipi, di cui come nel caso del Covid-19 e di altri non si conosce vaccino al momento.

Ed infine, il superuomo secondo la filosofia di Nietzsche deve porsi come volontà di potenza, ovvero la vita stessa intesa come forza espansiva ed autosuperantesi. Da Così Parlo Zarathustra:

Ogni volta che ho trovato un essere vivente, ho trovato anche la volontà di potenza. E la vita stessa mi ha confidato questo segreto “Vedi, disse, io sono il continuo necessario superamento di me stessa”.

L’uomo-oltre-l’uomo di Nietzsche, che il filosofo tedesco non intendeva come un uomo “potenziato”, deve essere in grado creare nuovi valori  e rapportarsi in modo inedito con la nuova realtà. Proprio come oggi l’uomo ipertecnologico moderno dovrebbe cercare di fare. Il pensiero di Nietzsche all’epoca si inseriva in piena chiave antireligiosa, ma anche antirazionalista, ovvero contro quei trucchi retorici di un progresso falso che stava in realtà indebolendo gli uomini nella seconda metà dell’800. Questo perché tra Ottocento e Novecento vi era in atto una crisi del sapere in generale e anche del sapere del campo delle scienza naturali, all’interno della quale nasce il pensiero di Nietzsche. Tutta un’altra epoca quella di fine ‘800 rispetto all’epoca iperdigitale di oggi: ma come allora rischi di falso progresso e la volontà di gridare a scienze esatte ed infallibili (un esempio è la scienza medica, che scienza esatta purtroppo non è) sussistono ancora.

Annibale Napolitano

Classe '90, dedito ai temi legati all'ambiente e alla società nel suo insieme. Ha fatto studi classici, è appassionato di narrativa e di cinema.