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“Da un mese senza una diagnosi certa di coronavirus”: la storia di un giovane di Nola

Questa non è una storia di malasanità, nè una storia di irresponsabilità. Questa è una storia di mala amministrazione, lassismo e inadempienze. Ci troviamo a Nola, protagonisti i membri di una famiglia che da quasi un mese stanno autonomamente facendo i conti con il coronavirus. Diversi tamponi e sierologici, svariate chiamate, poche carte scritte e nessun controllo. Tutto è affidato al senso civico e, in parte, al fato.

Sono un ragazzo di Nola, rispettoso delle norme anticovid, ho sempre indossato la mascherina, ho addirittura selezionato tra le mie amicizie le poche non complottiste e non irresponsabili. Ho cercato di tenere un atteggiamento quanto più paranoico possibile nel rispetto dei miei familiari fragilici racconta un nostro lettoreQuesto purtroppo non è bastato a tenere lontano l’ombra del Covid dalla mia famiglia. Da quando mia madre ha ripreso a lavorare come assistente amministrativo in una scuola dell’Agro Nolano, ha cominciato ad avere tosse e mal di testa. Per precauzione, e forse intuito, da quel momento abbiamo interrotto qualsiasi sorta di contatto umano”. La signora si sottopone allo screening sierologico rapido messo a disposizione, fino ad allora in maniera facoltativa, dall’ASL nei confronti dei dipendenti statali: il risultato è negativo. “Nei giorni seguenti quello che era fino ad allora un sospetto ed una storia di eccessiva prudenza, ha avuto poi risvolti seri – racconta ancora il ragazzo – Mia madre è peggiorata sempre di più, non riusciva più ad alzarsi dal letto, aveva vomito, sveniva; alla fine ci sono volute 2 ambulanze, 10 flebo, più di 20 tra Spasmex e plasil. Il tutto nonostante anche io non avessi più olfatto, ci fosse stato un nuovo sierologico positivo per mia madre e senza che nel medico curante scattasse alcun campanello d’allarme“.

A quel punto la famiglia si trova a fare i conti con una situazione del tutto nuova, che però affronta in solitaria, isolata dagli organi preposti per via della burocrazia e per la scarsa attenzione che ricevono dall’ASL. I casi però aumentano tra i colleghi del personale scolastico, i sintomi restano, nessuna comunicazione certa arriva e allora decidono di non uscire di casa, nonostante non ci fosse nessun documento che glielo vietasse. “Ci siamo trovati soli ad affrontare le immense difficoltà di gestire la nostra coscienza che ci dettava di non uscire sebbene non ci fosse nulla a trattenerci in casa e nonostante avessimo una vita da portare avanti – racconta ancora – Allevo degli animali in un terreno che non sono stati tutelati dagli organi sanitari e sono stati abbandonati a loro stessi, non c’era possibilità di avere un tampone senza la comunicazione primaria del medico, nonostante tutto quello che stavamo vivendo ci facesse rendere conto di trovarci seriamente in una situazione rischio Covid. A questo si aggiunge la difficoltà di contattare l’ASL, siamo stati giorni interi a telefono senza risposta. Alla fine siamo riusciti a rivendicare, quasi come ci fosse stato concesso un dono, il diritto di un tampone, i cui esiti ci sono stati consegnati solo dopo 6 giorni: tutta la famiglia è risultata negativa“.

La storia però non finisce qui, l’intera famiglia decide di rimanere a casa per un eccesso di zelo fino al secondo screening sierologico e, come volevasi dimostrare, il ragazzo e la mamma, entrambi con sintomi, risultano positivi. Ecco allora che si riapre di nuovo la trafila dei tamponi: “Andiamo al drive-in di Palma Campania per fare un altro tampone, rimaniamo quasi un’ora in macchina, sotto il sole ad aspettare che arrivassero i tamponi, di cui ora attendiamo i risultati“. Nel frattempo è passato quasi un mese, il tutto ha avuto inizio il 7 settembre, nel mezzo ci sono almeno 2 tamponi effettuati e 2 cicli di sierologici, oltre a diverse spese mediche sostenute in autonomia e all’impossibilità di poter svolgere il proprio lavoro o i propri studi: la vita si è bloccata per un’intera famiglia. “L’abbandono all’autodiagnosi, il calvario tentando di ottenere un tampone, la negligenza dell’ASL nel riuscire a rispondere al telefono e nel comunicare mezzo Pec, mail o posta qualsiasi comunicazione: tutto non è andato come doveva. Non riuscivamo a capire la durata della quarantena e perfino gli organi di controllo, che dovrebbero essere preposti a tutelare la collettività, non sono mai entrati in contatto con noi nonostante la chiusura, a parer mio ritardata, della scuola“. E’ passato quasi un mese, nessuna diagnosi certa.

E’ un sistema che funziona? “No, ci viene raccontata di una macchina ben oleata ma che in realtà è ricca di falle. Il risultato dei tamponi arriva dopo giorni, a volte settimane, e quindi il bollettino di un giorno dipende dai test fatti molto prima. L’andamento della malattia è ancora semisconosciuto, per cui la positività al prelievo con tampone e amplificazione PCR si può avere anche a distanza di tempo dai primi sintomi e non è detto che corrisponda al momento del prelievo con il tampone stesso, insomma c’è sempre un grado di fallibilità. Le ambulanze, poi, come ho potuto constatare, non sono attrezzate neanche al trasporto d’urgenza per Covid in ospedale qualora ce ne fosse stata necessità. L’impossibilità poi di trovare un tutore, anche a pagamento per gli animali da accudire. Insomma, è tutto un gran caos che lascia riflettere sull’effettiva prontezza nell’affrontare la crisi sanitaria. Di tempo ne è passato, sarebbe convenuto spenderlo per approfondire e rimediare ai problemi amministrativi e organizzativi che affliggono la nostra comunità da tempo, ma che sono sempre invisibili agli occhi di chi non vuol vedere perché preso a guardare laddove fa più comodo“.

Questa storia fotografa un momento storico ed un sistema che, nonostante tutto, non funziona come dovrebbe. I malconci ingranaggi danneggiano la collettività ma anche medici, infermieri e personale che lavorano senza risorse e con orari improponibili. La macchina non funziona, il tracciamento è tardivo, le decisioni spesso sono quantomeno criticabili e i dati, purtroppo, lo stanno dimostrando. Questa, tuttavia, non è una critica nè una denuncia. Questa è una storia, un esempio che potrà e dovrà servire. Arriverà il giorno in cui non dovremo affidarci solo al senso civico e alla fortuna. Solo in quel momento “andrà tutto bene”.

Nello Cassese

Classe 1994, laureato in Scienze della Comunicazione, frequenta il corso di laurea magistrale Corporate Communication and Media all’Università degli Studi di Salerno. Appassionato di calcio e sport in generale, segue con interesse e impegno temi di attualità vari, in particolar modo quelli inerenti il sociale e il terzo settore. Giornalista pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania dal novembre 2016. Dal gennaio 2018 è direttore di 081news. Ha collaborato con il quotidiano online IlPopolareNews e con l'emittente televisiva nolana Videonola. Collabora come inviato sportivo per Il Giornale di Sicilia e come speaker radiofonico per Radio Antenna Campania.