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Clownterapia: alla scoperta del Peter Pan in salsa partenopea

Da anni, ormai, grazie a Patch Adams, abbiamo potuto apprendere e apprezzare gli innumerevoli risultati che una terapia del sorriso può apportare e tale laboratorio cerca di trovare una strada “altra” per entrare in comunicazione e relazionarsi con se stessi e l’altro; quest’approccio fornisce la metodologia e la tecnica per sdrammatizzare le situazioni stressanti, per far emergere stati emozionali positivi, abbassando le tensioni “dannose”. L’umorismo e la comicità rappresentano un’opportunità per ribaltare le situazioni problematiche, ansiogene o angosciose e il gioco creativo mette alla prova il senso della realtà e la risveglia in nuove prospettive e opportunità, facendo esprimere le dinamiche presenti.

Sul nostro territorio un progetto nel campo della clownterapia è organizzato da anni dall’associazione di volontariato Peter Pan Partenopeo Onlus.
Nata nel 1993 per mettere al servizio degli altri i carismi dei suoi soci, si occupa in special modo di clownterapia, teatro sociale e yoga della risata. Promuove iniziative a carattere sociale e solidale e attività d’integrazione e partecipazione di categorie a rischio tra i minori a rischio, nelle carceri, negli ospedali e nelle case di riposo.
Il progetto rappresenta un tentativo di sperimentare una comunicazione empatica, un laboratorio di “rottura” che si basa sulla Gelotologia (dal greco Ghelos = risata), e fornisce la metodologia e la tecnica per abbattere le barriere psichiche e fisiche, per sdrammatizzare le situazioni stressanti, per far emergere stati emozionali positivi, abbassando le tensioni “dannose”. Si sperimenta la possibilità di esprimere diversi aspetti di sé, potenziali modalità di essere e altri ruoli.
Il Laboratorio interviene, attraverso la risata e le sue potenzialità terapeutiche, sulla riduzione dei fattori di stress e di disagio. Obiettivo generale del Progetto è quello di attivare un luogo utile ad abbassare il livello di disagio, creare un clima positivo, prevenire i conflitti, facilitare processi di ridefinizione dei propri vissuti. Creare i presupposti per una città che accoglie, sostiene ed integra.

Obiettivi specifici sono:
• sdrammatizzare, mutare segno alle emozioni negative, quali paura, rabbia, delusione, tristezza, farle esprimere, gestirle e virarle al positivo, verso il sorriso, il coraggio, la speranza, il riso;
• migliorare l’ambiente e la qualità di vita favorendo la comunicazione anche non verbale;
• esplorare e scoprire nuove possibilità comunicative e acquisire nuove socialità;
• stimolare alla creatività e rafforzare l’autostima e l’autoaffermazione;
• favorire la “riduzione del danno”, ossia garantire alla persona preda delle dipendenze, una qualità di vita e una nuova speranza perché questa possa trovare la forza di avviare un processo di recupero.
Il Laboratorio rappresenta una via di evasione che fornisce le metodologie e le tecniche per sdrammatizzare le situazioni stressanti, per far emergere stati emozionali positivi, abbassando le tensioni “dannose”. L’umorismo e la comicità rappresentano un’opportunità per ribaltare le situazioni problematiche, ansiogene o angosciose e il gioco creativo e di improvvisazione mette alla prova il senso della realtà e la risveglia in nuove prospettive e opportunità, facendo esprimere le dinamiche presenti. Si sperimenta la possibilità di esprimere diversi aspetti di sé, potenziali modalità di essere e altri ruoli.

Si utilizzano:
1.Tecniche di clownerie: il clown è una figura particolare in quanto crea una rottura dell’ordine stabilito, rottura che non è caos ma ripristino di un ordine differente. Gli schemi vengono infranti per creare un ordine diverso da quello preesistente. Il motore è senza dubbio il “fare finta di…”, che in questo contesto fornisce l’opportunità di esternare la propria aggressività, metterla fuori di sé e trasformarla in gioco, assumendo così anche la funzione rieducativa. La negatività viene esternata, riconosciuta e rielaborata assumendo una connotazione opposta: diventa fonte di gioco e di sorriso.
2.Tecniche dell’improvvisazione
teatrale sociale per attivare meccanismi creativi. La creatività in questo contesto non è solo libero sfogo della fantasia, ma capacità di dare una struttura mentale libera da preconcetti e funzionale alla coerenza e alla comprensione del messaggio.

Il Progetto si propone anche di far nascere la curiosità per le nostre tradizioni, l’amore per il teatro, di sviluppare la fantasia,di creare la correlazione tra pensiero ed azione, di non far diventare prigionieri dei mass media i bambini. L’obiettivo che si pone è quello di far sì che i bambini non “sappiano” semplicemente ma “facciano”.

Faebook: https://www.facebook.com/Peterpanpartenopeo-530304040466569/?fref=ts

Francesco Spera

Laureato in Giurisprudenza all'Università Federico II di Napoli, è da anni attivo nel Terzo Settore e in particolare nel Forum Agro Nolano e nel Progetto SPRAR. E' inoltre istruttore di Yoga della Risata ed ha esperienza in clownterapia.