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“Dalla città dei Gigli alla città degli Angeli”: Clementino si racconta

Ai microfoni di 081 News questa volta abbiamo avuto il grande piacere di scambiare quattro chiacchiere con Clementino, il rapper che da Nola è arrivato a raggiungere traguardi straordinari e che ha esportato la propria musica nel mondo. Abbiamo parlato della sua carriera e di questo momento delicato per noi per via del corona virus. Ecco l’intervista completa:

Nelle scorse ore hai fatto un concerto live su Instagram per invitare le persone a stare a casa, perché hai lanciato questa iniziativa?

Credo che la noia sia una cosa che distrugge tutti e quindi stare a casa non è facile, quindi io ne ho approfittato per riuscire ad intrattenere me stesso e gli altri.

Che legame hai con la tua terra?

Per farvi capire quanto sia importante per me la mia terra vi racconto un aneddoto: sono stato a Los Angeles a registrare e in un pezzo dico “Dalla città dei gigli alla città degli angeli”. Questa rima è ovviamente dedicata a Nola, secondo me avere un forte legame con le proprie radici è anche alla base del rap.

Se dovessi scegliere tre canzoni che identificano il tuo percorso musicale, quali sarebbero?

“Quando sono lontano”,” O vient”, “Cos Cos Cos” e ne aggiungo un quarto, “O cazon larg.” Ognuna di queste canzoni ha un significato particolare per me.

A Sanremo ha partecipato anche il tuo amico Junior Cally. Credi che il Festival sia un buon palcoscenico per fare rap?

Io sostengo che se una cosa è bella lo è a prescindere da dove ti esibisci. Se una canzone ha un significato allora può essere cantata a Sanremo, in strada, ad Uno Mattina o dove si vuole. Se una cosa vale la puoi portare ovunque. Diversamente, se io facessi una canzone sanremese andando a cantare di sole, cuore, amore e snaturandomi allora sbaglierei. “Quando sono lontano”, ad esempio, tratta della tematica dell’immigrazione e quindi sto trasmettendo un messaggio importante che potrei fare ascoltare a Sanremo come in altre sedi, allo stesso modo.

Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato particolarmente nella tua carriera?

Io amo i vinili, soprattutto quelli hip hop degli anni 80-90. Ho ascoltato molto artisti come Snoop Dog, Eminem, Tupac, The Notorius B.I.G., Wu-Tang Clan, Method Man e anche Will Smith.

Come è stato portare la tua musica in giro per l’europa con il “Tarantelle European Tour”?

Mi ha emozionato portare anche un pizzico di “napoletanità” all’estero. Abbiamo fatto sold-out a Londra, ad Amsterdam e anche a Dublino c’erano moltissimi italiani ad ascoltarci. Queste sono state le prove generali per il tour italiano. In italia, tra Napoli, Milano e altre città, abbiamo calcato palchi di un certo livello, ho avuto il piacere di esibirmi con ospiti come Fabri Fibra, Caparezza, Nayt, Gemitaiz, i Boomdabash, Rocco Hunt, Achille Lauro e hanno aperto il mio concerto a Napoli artisti come Madame e Nicola Siciliano. Abbiamo coinvolto moltissime persone.

Cosa pensi del freestyle?

Il freestyle è la chiave dell’ Hip-hop, è un allenamento mentale. I ragazzi della Tritolo Squad sono fortissimi e i ragazzi della FEA sono dei bei gioiellini del rap italiano.

Alla fine dell’ intervista Clementino ci ha regalato qualche rima in freestyle sulla situazione odierna ai tempi del corona virus per invitare tutti a stare a casa. Potete ascoltare il freestyle e l’intervista completa sulla nostra pagina Instagram (CLICCA QUI).

Francesco Amato

Classe 1998, studente di Lingue e Letterature Straniere all'Università degli Studi di Salerno. Appassionato di musica, comunicazione digitale e giornalismo. Una frase che lo identifica? "Non si scrive perché si ha qualcosa da dire ma perché si ha voglia di dire qualcosa”