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Calcioscommesse: Moxedano e il Neapolis nel mirino

E’ ancora il calcioscommesse a scuotere il mondo del calcio italiano. La procura di Catanzaro ha alzato il grande tappeto della C e della D ed ha trovato un polverone di “tracotanza e prepotenza”, gli stessi aggettivi con i quali il procuratore di Catanzaro ha definito il mondo scoperto da questa indagine, denominata “dirty soccer” (calcio sporco). Si è venuto a conoscenza di uno spaccato raccapricciante che comprendeva la ‘ndrangheta, esponenti del calcio italiano di C e di D e investitori malavitosi del Balcani, di Malta, della Cina, che non si facevano scrupoli a sequestrare e malmenare chi non pagava il dovuto.

Oltre 70 gli indagati e oltre 30 i club coinvolti, dal Nord al Sud Italia società calcistiche sono state inserite tra gli indagati per via di alcuni dirigenti e calciatori che sono rientrati nel quadro inquisitorio. Spiccano i nomi della Pro Patria, del Santarcangelo, del Neapolis, del Monza, del Sorrento, del Vigor Lamezia, della Puteolana. Proprio il presidente del Neapolis Mugnano, Mario Moxedano, sarebbe un elemento di spicco dell’inchiesta. L’indagine sarebbe cominciata proprio grazie ad un’intercettazione di una telefonata di Pietro Iannazzo, boss dell’omonima cosca calabrese. L’intercettazione rientrava in un filone di indagini sulla cosca calabrese che ha portato, purtroppo, a scoprire illegalità anche nel mondo del calcio. Iannazzo avrebbe detto in una telefonata che il presidente Moxedano “voleva vincere il campionato senza giocatori”.

Un quadro quindi che non vedeva protagonisti solo italiani, ma anche malavitosi esteri; era un grande centro scommesse con i “giocatori” stranieri che “puntavano” su partite di C e di D. Nel vortice di “dirty soccer” sono coinvolti anche allenatori, un membro delle forze dell’ordine e calciatori, tra cui uno di proprietà del Napoli, mandato in prestito al Santarcangelo; si tratta di Francis Obeng, che al momento dell’arresto era ospite a Genova dal calciatore della Sampdoria Acquah, totalmente estraneo ai fatti.

Moltissime società hanno già dichiarato la loro innocenza, il Procuratore federale Stefano Palazzi si sta già mettendo in contatto con le forze dell’ordine e Tavecchio ha dichiarato la Federazione “parte lesa”, mentre in molti stanno puntando il dito sulla scelta sbagliata di permettere le scommesse sulla serie D, campionato difficilmente controllabile vista la scarsa copertura televisiva. Proprio quando la Serie A è in polemica per la decisione della Federazione che ha “accontentato” Lotito e la Lazio, facendo giocare il derby con un giorno in più di riposo, scoppia un’altra bufera nelle serie minori. Che siano solo dei dirigenti o l’intera società, che sia un solo giocatore o l’intera squadra, la colpa è sicuramente di qualcuno e le vittime sono tante. I veri colpiti da tutti questi scandali sono i calciatori che sognano di diventare famosi, le famiglie che fanno sacrifici per mantenerli in queste società, i dirigenti e i presidenti onesti, i tifosi in generale, quelli ai quali pezzo dopo pezzo stanno rubando questa magnifica passione che è il calcio.

L’Italia, e il calcio italiano, è davvero così vulnerabile? Il calcio è ancora una passione o un business?

di Nello Cassese

Nello Cassese

Classe 1994, laureato in Scienze della Comunicazione, frequenta il corso di laurea magistrale Corporate Communication and Media all’Università degli Studi di Salerno. Appassionato di calcio e sport in generale, segue con interesse e impegno temi di attualità vari, in particolar modo quelli inerenti il sociale e il terzo settore. Giornalista pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania dal novembre 2016. Dal gennaio 2018 è direttore di 081news. Ha collaborato con il quotidiano online IlPopolareNews e con l'emittente televisiva nolana Videonola. Collabora come inviato sportivo per Il Giornale di Sicilia e come speaker radiofonico per Radio Antenna Campania.