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Omaggio a Bud Spencer: il Gigante Buono del Cinema italiano che non deve essere dimenticato

(di Felice Sangermano e Vittorio Paolino Pasciari). Era il 27 giugno 2016 quando, alla veneranda età di 86 anni, si spegneva Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli, attore simbolo della televisione italiana, presente sugli schermi per quasi sessant’anni di onorata carriera. Una di quelle facce che rimarranno per sempre impresse nei nostri cuori. Così il compianto Bud esprimeva il suo pensiero sulla morte durante un’intervista rilasciata nel 2014:

Non temo la morte. Dalla vita non ne esci vivo, disse qualcuno: siamo tutti destinati a morire. Da cattolico, provo curiosità, piuttosto: la curiosità di sbirciare oltre, come il ragazzino che smonta il giocattolo per vedere come funziona. Naturalmente è una curiosità che non ho alcuna fretta di soddisfare, ma non vivo nell’attesa e nel timore. C’è una mia canzone che racchiude bene la mia filosofia: “Futtetenne”, ovvero fregatene. E ridici su.

Queste invece le commoventi parole che gli ha dedicato, durante i funerali, il collega e amico Terence Hill, col quale Bud diede vita alla coppia più irresistibile e paradigmatica dei cosiddetti “fagioli western”, evoluzione in chiave parodistica degli spaghetti western:

Carlo stava girando un film in Spagna con Giuseppe Colizzi, “Il cane, il gatto e la volpe”. Bud era il cane e l’attore che rappresentava nella storia il gatto si ruppe una gamba, allora mi chiamarono per sostituirlo. Appena arrivato sul set Colizzi mi disse ‘spogliati’, mi diede la maglia, il cappello e la pistola e mi presentò a Carlo. La prima scena fu subito una scazzottata. In quel film abbiamo inventato anche il modo di cadere, che poi abbiamo insegnato al ‘messicano’ del film “Lo chiamavano Trinità” che di botte ne prendeva tante. Vi ho raccontato questo aneddoto divertente, perché quando Giuseppe (figlio di Carlo), mi ha chiamato per dirmi che Carlo era morto io ero in Almeria, nello stesso identico posto dove ci siamo incontrati la prima volta. Dopo il dispiacere e il dolore è arrivata una grande calma perché ho capito che niente succede per caso. Con Bud c’era la gioia e so già che quando ci rincontreremo le prime parole che mi dirà saranno ‘Noi non abbiamo mai litigato’. Bud ogni volta che ci vedevamo o che mi invitava a mangiare gli spaghetti a casa sua mi ricordava che non avevamo mai litigato. La ragione è che ci rispettavamo e ci amavamo e insieme ci divertivamo».

 

Raro caso di sodalizio artistico confluito in una sincera amicizia anche fuori dal set, la coppia Bud & Terence rimane irrimediabilmente orfana di uno dei suoi componenti, quello più “grosso”, allo stesso modo di un altro grande duo comico del passato legato da un altrettanto sincero legame, Laurel & Hardy, ovvero i mitici Stanlio & Ollio. A tre anni dalla sua dipartita, vogliamo dedicare un omaggio a quello che resterà per sempre il gigante buono del cinema italiano.

UN GIGANTE BUONO DA NAPOLI Bud è sempre stato particolarmente orgoglioso delle sue origini partenopee, tanto da dichiarare nel corso di un’intervista alla tv tedesca: “Io non sono italiano, io sono NapoletanoPedersoli nasce a Napoli, nel Rione Santa Lucia, il 31 ottobre 1929. La sua è una famiglia benestante, vive nello stesso palazzo dello scrittore Luciano de Crescenzo, suo compagno durante le scuole elementari. Appassionato di vari sport, fra cui rugby dilettantistico e pugilato, mostra una naturale predisposizione per il nuoto, vincendo subito diversi premi. Nel 1940 deve lasciare Napoli e si trasferisce a Roma, dove frequenta le scuole superiori ed entra a far parte di un club di nuoto. Diplomato col massimo dei voti al liceo scientifico, si iscrive alla facoltà di Chimica presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ma nel gennaio del 1947 la famiglia deve trasferirsi nuovamente, in Sud America stavolta, costringendo Bud ad abbandonare gli studi. In Brasile lavorò presso il consolato italiano di Recife.

CAMPIONE DI NUOTO Tornato in Italia alla fine degli anni quaranta, Pedersoli viene tesserato nella S.S. Lazio Nuoto e si afferma ai campionati italiani nello stile libero e nelle staffette miste, vincendo anche due argenti ai Giochi del Mediterraneo di Alessandria d’Egitto. Tuttora è ricordato per essere stato il primo italiano ad infrangere la barriera del minuto netto in stile libero. Nel 1955, convocato ai Giochi del Mediterraneo di Barcellona come pallanuotista, si porta a casa con la nazionale azzurra una medaglia d’oro. Dal punto di vista calcistico è sempre stato un sostenitore del Napoli, simpatizzante della Lazio (“Potrei definirmi, in questo senso, un “bigamo”, ma direi 90% Napoli e 10% Lazio”), dati i trascorsi nel circolo canottieri della Polisportiva biancoceleste e avendo sempre vissuto nella Capitale.

L’ APPRODO NEL MONDO DEL CINEMA Il suo fisico massiccio ed imponente (1,94 m di altezza) venne notato dall’ambiente cinematografico. Bud esordisce ufficialmente nel 1950, quando Camillo Mastrocinque lo dirige nel ruolo di un nuotatore impegnato in piscina nel salvataggio di una bagnante (Quel fantasma di mio marito). L’anno successivo fa una comparsata in Quo Vadis (1951), nel ruolo di un legionario romano, per poi rivestire altre piccole parti fra cui, la più nota, sotto la direzione di Mario Monicelli, come fidanzato manesco e nerboruto di Giovanna Ralli (Un eroe dei nostri tempi). Dopo aver partecipato alle Olimpiadi di Roma del 1960, nello stesso anno si sposa con Maria Amato, il cui padre Giuseppe era un noto produttore cinematografico. All’inizio non sembrava interessato al grande schermo e preferì un contratto con l’etichetta musicale RCA che gli permise di scrivere i testi di canzoni per cantanti come Ornella Vanoni e Nico Fidenco, oltre a qualche colonna sonora. Dopo la nascita del primo figlio, Giuseppe, e della figlia Cristiana (rispettivamente nel 1961 e nel 1962), Carlo decide di cambiare attività, diventando produttore di documentari per la Rai. Nei primi anni Settanta, Pedersoli sperimentò una serie di ruoli minori (Gott mit Uns di Giuliano Montaldo; 4 mosche di velluto grigio di Dario Argento; Torino nera di Carlo Lizzani). Fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta si consacra invece nel ruolo di Gigante Buono grazie a pellicole quali Uno sceriffo extraterrestre… poco extra e molto terrestre (1979) di Michele Lupo, Banana Joe (1982) di Steno e Superfantagenio (1986) di Bruno Corbucci.

BUD & TERENCE L’ anno della svolta per Bud è il 1967. Il regista Giuseppe Colizzi gli offre un ruolo in un film di genere western. Nonostante qualche esitazione iniziale per divergenze sul prezzo di ingaggio e dopo un colloquio non proprio incoraggiante (Carlo non si faceva ancora crescere la barba né sapeva andare a cavallo), il film avrebbe segnato l’inizio di quel sodalizio, dentro e fuori dal set, che gli ha dato l’immortalità. È infatti sul set di questo film che Carlo conosce un altro giovane attore con all’attivo varie pellicole in ruoli secondari e ancora sconosciuto al grande pubblico. Stiamo parlando di Mario Girotti (in arte Terence Hill), che sarà suo compagno sul set e amico fraterno fino alla fine. Dio perdona… io no! è uno spaghetti-western che per contesto, crudezza di tono e musiche ricorda da vicino le atmosfere del maestro Leone e del suo attore feticcio Clint Eastwood.

È in tale occasione che viene consigliato ai due attori di cambiare i loro nomi, ritenuti ‘troppo italiani’ per un film western. Carlo Pedersoli creò il suo pseudonimo BUD SPENCER in omaggio all’attore Spencer Tracy e con ironico riferimento alla birra Budweiser, in Italia nota semplicemente come Bud; Mario Girotti scelse come pseudonimo TERENCE HILL, pescando fra una lista di venti nomi inventati. Bud e Terence interpreteranno insieme 18 pellicole, di cui 16 con ruolo di protagonisti. Caso a parte sono Annibale (1959) in cui i due, ancora con i rispettivi nomi italiani, recitano in scene separate senza mai incontrarsi sul set, e Il corsaro nero (1971) dove l’interprete principale fu solo Terence e a Bud toccò una parte minore nel ruolo di cattivo.

SLAPS & BEANS Se con l’esordio del 1967 i toni erano ancora piuttosto crudi, nel 1970 cominciano invece a delinearsi i tratti inconfondibili del duo comico BUD & TERENCE. Lo chiamavano Trinità di E. B. Clucher (pseudonimo di Enzo Barboni) dà il via allo scanzonato filone dei fagioli western: le classiche sparatorie non mancano, ma il tono è molto più leggero, parodistico, e frequenti sono le scazzottate della coppia protagonista, vero e proprio “marchio di fabbrica” che si ripropone in ogni loro film. Anche i ruoli dei due protagonisti risultano già fissati definitivamente: da un lato il corpulento burbero dal cuore d’oro Bud, dall’altro il belloccio e furbetto Terence.

«SIAMO GIÀ ARRABBIATI» Il 1974 è la volta di uno dei film-simbolo della coppia Bud & Terence, …altrimenti ci arrabbiamo!, per la regia di Marcello Fondato. In questo caso i due protagonisti sono di fatto due amici/rivali che, arrivati entrambi primi al traguardo di una spettacolare corsa automobilistica, si contendono l’ambìto premio, ovvero una dune buggy rossa modello Puma. Ma la distruzione dell’amata auto da parte degli scagnozzi di un boss locale spingerà i due a mettere da parte la loro personale rivalità per opporsi alle prepotenze del boss e riavere una nuova fiammante dune buggy. Indimenticabile, fra le altre, la scena che vede Bud e Terence cantare nel coro dei pompieri, oppure quella della scazzottata nella palestra, che inizia con un vero classico di Bud, ovvero il “piccione”: un pugno a martello dall’alto verso la testa o la spalla del malcapitato di turno.

LA FINE DI UN CICLO IRRIPETIBILE Nel 1985, Bruno Corbucci, maestro del poliziottesco, dirige Bud e Terence in Miami Supercops (I poliziotti dell’8a strada). Già otto anni prima la coppia aveva interpretato un ruolo in divisa (I due superpiedi quasi piatti, E.B. Clucher). In questa seconda prova i due sono ex-poliziotti che tornano in servizio per risolvere un caso di sette anni prima rimasto insoluto evitando così al loro capo un pensionamento anticipato. I ruoli del duo sono rispettati, ma la trama è tipicamente “poliziottesca”, con tanto di sparatoria nel finale e scazzottate più ridotte del solito. In questo film (come anche in …più forte ragazzi, 1972) Bud ha peraltro l’occasione di mostrare un’altra delle sue grandi passioni, quella per il volo, pilotando, nella scena iniziale, un elicottero per esercitazioni. Sarà uno degli ultimi film (il penultimo per la precisione) che vedrà la coppia insieme sullo schermo.

UNO SBIRRO DI NAPOLI Un altro ciclo era iniziato nel 1973, quando Bud interpreta il commissario Rizzo, detto “Piedone”, nel film Piedone lo sbirro. Si tratta del primo capitolo di una quadrilogia di successo che proseguì con Piedone a Hong Kong (1975), Piedone l’africano (1978) e Piedone d’Egitto. Il film, sviluppato da un’idea dello stesso Bud e diretto dal maestro della commedia italiana Steno, è un poliziottesco in cui Bud si ritaglia il ruolo di protagonista assoluto, col noto caratterista Enzo Cannavale come spalla. Questo primo episodio è anche una delle rare occasioni per ascoltare la vera voce di Bud, che nelle pellicole più celebri sarà invece doppiato da Glauco Onorato e altri.

«IO CREDO NELLA LEALTÀ DELLO SPORT» Un discorso a parte meritano due film che vedono Bud protagonista assoluto senza Terence. Sono due storie speculari non solo perché dirette dallo stesso regista, Michele Lupo, ma soprattutto per le affinità nel soggetto, basato sulla visione dello sport come insegnamento ai giovani a vivere onestamente schierandosi contro i soprusi (in entrambi i casi rappresentati da membri dello USA Army). Stiamo parlando ovviamente di Lo chiamavano Bulldozer (1978) e Bomber (1982), in cui Bud interpreta rispettivamente un ex giocatore di football e un ex pugile che si trova a dover aiutare un gruppo di giovani alle prese con un crudele sergente americano. Si tratta di due pellicole quasi gemelle senza grosse pretese a livello tecnico ma che trasmettono grandi emozioni grazie al cuore immenso del protagonista e alla capacità comica di spalle irresistibili, fra cui spicca Jerry Calà.

ULTIMI LAVORI Se con Miami Supercops può dirsi concluso il ciclo Bud & Terence (la reunion Botte di Natale del 1994 può ritenersi un tardo omaggio degli anni d’oro riuscito solo a metà), Bud proseguirà invece con altri film, fra cui la famosa serie poliziesca Detective Extralarge (dove l’attore è doppiato da Sergio Fiorentini). Infine c’è da ricordare un divertente cameo, nel ruolo di cantante cieco, nel film di Leonardo Pieraccioni Fuochi d’artificio (1997). Nonostante il successo e la fama, soprattutto all’estero (Germania e USA in primis) ed un più che meritato David di Donatello alla carriera a lui e a Terence Hill nel 2010, Bud non mancò di rivelare con amarezza, cosa purtroppo tristemente nota a molti altri interpreti italiani specialmente del Sud (come Totò), la sua delusione nei confronti della critica cinematografica italiana: «In Italia io e Terence Hill semplicemente non esistiamo, nonostante la grande popolarità che abbiamo anche oggi tra i bambini e i più giovani. Non ci hanno mai dato un premio, non ci invitano neppure ai festival».

GRANDI PASSIONI Oltre al volo, citato più volte nei film, Bud amava molto la musica, il cui omaggio più commovente è quando, in veste di sceriffo, risponde al bambino alieno dopo aver saputo che sul suo pianeta la musica non esiste: “Un mondo senza musica… non riesco proprio a immaginarmelo“. Bud si cimenta anche nella scrittura quando, nel 2010, pubblica la sua biografia ufficiale, “Altrimenti mi arrabbio: la mia vita”, scritta assieme a Lorenzo de Luca, già sceneggiatore in tre delle sue serie televisive. La seconda parte di questa biografia esce nel 2011, esclusivamente per il mercato tedesco. Nel 2014 esce il suo terzo libro, “Mangio ergo sum”, in cui mescola, da napoletano doc, filosofia e gastronomia. Anche questo libro è scritto con la collaborazione di De Luca ed ha una prefazione curata dall’amico Luciano de Crescenzo.

SEMPRE NEL CUORE Chiunque abbia vissuto il ventennio 70-90 non può non sentire un colpo al cuore al pensiero che Bud non ci sia più. Il cinema che lui e Terence Hill hanno inventato è capace come pochi altri di divertire, emozionare e, soprattutto, insegnare valori ormai in estinzione come l’amicizia, l’impegno, la lealtà, la bontà contro ogni genere di soprusi. La violenza, escludendo qualche esempio, è solo di facciata (nelle scazzottate non scorre nemmeno una goccia di sangue). E, se il livello tecnico non è sempre ragguardevole, quello umano sfiora sempre vette elevatissime. Il divertimento, in ogni caso, è assicurato. Per il suo talento indiscusso Bud Spencer merita di essere ricordato assieme ad altri grandi figli del Cinema made in Napoli.

Grazie di tutto gigante buono, resterai per sempre nei nostri cuori.