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“Boris”: l’antifiction made in Italy

Boris è una serie televisiva italiana andata in onda dal 2007 al 2010 per un totale di 3 stagioni televisive, culminate nel 2011 con una trasposizione cinematografica intitolata Boris – Il Film.

L’Antifiction made in Italy

Boris rappresenta una peculiarità nella storia della produzione artistica del nostro Paese. La serie, diluita in 42 episodi (dalla durata in media di 25′ l’uno) è un’antifiction che conta su un cast corale. Fin dalle prime battute veniamo introiettati in una storia grottesca e surreale, ci troviamo negli studi cinematografici che realizzano la fiction televisiva Gli Occhi del Cuore. Un racconto, pertanto, metanarrativo e metaseriale, in cui assistiamo a una serie tv che deve girare un’altra serie tv.

Nel farlo, Boris abbraccia ampiamente la cultura collettiva di massa e gli stereotopi annessi. Viene immediatamente rimarcata la difficoltà di una produzione televisiva del nostro Paese: i rischi sono tanti e sono ancor di più i compromessi da affrontare per portare a termine il progetto. Attori che si credono divi, addetti ai lavori senza alcuno spicco artistico, assistenti alla regia sfruttati e mal pagati per potare il caffè alla troupe. Boris affronta senza colpo ferire il marcio dell’Italia e lo fa con una fortissima e insistente ironia.

Spesso i cataclismi narrativi potranno sembrare assurdi, ma chiunque abbia almeno passato un solo giorno all’interno di un set potrà ben capire il fascino di questa serie televisiva. Il modo in cui vengono preparate e girate le scene, i rapporti all’interno del set, le costrizioni di una produzione che punta al lucro che vanno a mirare la libertà d’espressione, sono tutti elementi presenti e frequenti nella vita reale e in Boris raggiungono l’apice.

Un cast corale: da Francesco Pannofino a Pietro Sermonti

Vi sarà difficile – se non impossibile – non affezionarvi ai tantissimi personaggi presenti in Boris. Non c’è un vero e proprio protagonista, l’unica costante è la fittizzia serie Gli Occhi del Cuore. Considerabile, in parte, tale, è Renè Ferretti, interpretato da Francesco Pannofino. Quest’ultimo, famoso più per le sue doti da doppiatore, in Boris trova tempo e spazio per esplicare le sue doti anche attoriali. Renè è il regista della fittizia fiction, reduce da una vita colma di rimpianti e una moglie a cui deve pagare gli alimenti post divorzio. Renè è un personaggio fortemente caratterizzato e impossibile da dimenticare una volta vista anche solo una puntata della serie. Spesso Renè si troverà all’interno di conflitti tra la sua voglia di fare e le imposizioni dall’alto, senza mai però scoraggiare il suo cast, incoraggiato da un’oramai cult “Dai, dai, dai”.

Altri personaggi memorabili che compongono il cast di Boris sono Pietro Sermonti (noto per un’altra fiction, Un Medico in Famiglia e visto più recentemente nella trilogia Smetto Quando Voglio), il cui Stanis La Rochelle rappresenta lo stereotipo dell’attore che si sente divo autonomamente. Inoltre abbiamo due dei fratelli Guzzanti, Caterina (Arianna, l’assistente alla regia, fredda e pragmatica ma che in fondo ha un cuore tenero) e l’eccentrico Corrado (Mariano, interprete del villain segreto de Gli Occhi del Cuore ma inaspettatamente invocato dal Signore).

Non mancano persino le guest star: Massimialiano Bruno nei panni del Martellone, ma anche Giorgio Tirabassi nei panni del regista Glauco e amico di Renè, infine Margot Sikabonyi (che nel sopra citato Un Medico in Famiglia era la moglie del personaggio Guido, interpretato da Pietro Sermonti) e Marco Giallini.

Il cult: attuale, divertente ma anche significativo

Ci sono molti motivi per cui potremmo definire Boris un cult della televisione italiana. Grazie alla disponibilità di poterlo riapprezzare sulla piattaforma Netflix, è possibile notare come Boris sia attuale ancora oggi. Quelle che sembrano pretesti comici come le raccomandazioni no-sense, le minacce sul set, gli svolti narrativi influenzati dal contesto politico, sono ancora reali e attuali. Boris nella sua comicità funge anche da denuncia a una triste realtà della produzione artistica del nostro Paese. Oltre che ridere, Boris riesce a far riflettere e in alcuni casi persino a far inorridire. Probabilmente è questo l’ingrediente che rende Boris una serie altamente consigliata. Si tratta di una serie che non si tira indietro, affronta determinate tematiche e lo fa con originalità e coraggio.

Non ci sono serie televisive come Boris, non avrebbe senso paragonarla ai successi più recenti della televisione nostrana come Suburra o Gomorra. Nel suo genere, Boris è unico, e probabilmente inimitabile. Una serie che ha sfruttato come si deve la metanarrazione e metaserialità. Se la prima stagione è un accorparsi di vicende spiritose in episodi più che altro autoconclusivi, con la seconda stagione si alza il livello e ci viene offerta anche una trama orizzontale che si propagherà sino al culmine di una terza stagione che vi farà rimanere sotto shock emotivo.

Raffaele Cianni

Nato il 5/05/1994, da che se ne ricorda appassionato di scrittura. Si è laureato nel 2017 in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Salerno e attualmente laureando nel corso magistrale Corporate Communication & Media. Appassionato di cinema, serie televisive e videogiochi, sfrutta da sempre il suo rapporto di amore/odio con i social network per trasmettere le proprie opinioni in merito. Ha collaborato in passato con testate quali Libero Pensiero News, Hall of Series e Zerottonove. Da aprile 2020 fa parte della redazione di 081News.