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“Borg McEnroe”: il ghiaccio contro il fuoco sul campo di Wimbledon rivivono nel film di Janus Metz

«Il tennis usa il linguaggio della vita. Vantaggio, servizio, errore, break, love (zero)… ogni match è una vita in miniatura.» (Andre Agassi)

Borg McEnroe (Borg vs McEnroe) è un film del 2017 diretto da Janus Metz e racconta, in una versione romanzata, la storica rivalità fra due leggende del tennis, lo svedese Björn Borg e l’americano John McEnroe. La pellicola ha per interpreti principali Sverrir Gudnason (Borg), Shia LeBeouf (McEnroe), Stellan Skarsgård (Lennart Bergelin), Tuva Novotny (Mariana Simionescu) e Robert Emms (Vitas Gerulaitis).

Fra i riconoscimenti il film annovera il premio del pubblico BNL al Festival del cinema di Roma 2017 e, per il 2018, due candidature agli European Film Awards (miglior attore a Sven Gudnason e premio del pubblico) e una ai David di Donatello (miglior film dell’Unione Europea).

LA TRAMA Londra, 1980. Due nomi scolpiti nell’Olimpo del tennis sono Björn Borg e John McEnroe. Il primo è sotto pressione perché prossimo alla consacrazione a leggenda vincendo per la quinta volta di fila il Torneo di Wimbledon. Il secondo ha dato prova del suo potenziale ed è in cerca del suo primo titolo mondiale contro un vero campione. Lo svedese è freddo e non lascia trasparire emozioni né dentro né fuori dal campo. Lo yankee è un campione dal carattere ribelle e tende a scatti d’ira contro arbitri e spettatori. Una finale emozionante è l’evento storico che darà ad entrambi una meritata immortalità sul campo.

 

ANALISI DEL FILM In un rapido ma intenso alternarsi di immagini del presente e di flasback dal passato, lo spettatore viene guidato, fra l’ambizione dell’americano e le pressioni cui è sottoposto lo svedese, verso un incontro-scontro cruciale per entrambi. Le potenzialità del campione ed i conflitti interiori vengono evidenziati in modo suggestivo grazie ad un sapiente uso di immagini, musiche ed impeccabili interpreti. A rendere più intrigante la trama è l’espediente di mostrare, nei ricordi dei primi passi sul terreno da tennis, quanto il freddo svedese celasse un turbinio di emozioni represse che, in un rapporto a chiasma, lo avvicinano al giovane rivale in ascesa, a sua volta ritratto come uno sfrontato ribelle di facciata che in realtà cela un profondo senso di solitudine dovuto ad un padre assente. E quando il duello si conclude ognuno di fatto risulta, a suo modo, un vincitore degno dell’immortalità nel ricordo degli sportivi.

Björn Borg e John McEnroe (1980).

FUOCO E GHIACCIO I due campioni di tennis Björn Borg e John McEnroe diedero vita ad una rivalità scandita in 14 duelli fra il 1978 ed il 1981 che si concluse con 7 vittorie per parte. Ad entrare nell’immaginario dei tifosi è stata soprattutto la profonda differenza di carattere fra i due: mentre Borg è noto per la sua freddezza, la sua calma e la sua quasi totale assenza di emozioni in campo, McEnroe si è distinto fin dai primi anni della carriera per la sua indole ribelle ed incline a scatti d’ira dentro e fuori dal campo.

La finale del torneo Wimbledon del 1980 (6 luglio) è ricordata come una delle più belle nella storia del tennis. Il tiebreak del quarto set, con Borg in vantaggio nel conto set (2-1) segna l’inizio di una sfida scolpita per sempre nel cuore dei tifosi. Lo svedese conquistò 5 palle-match per chiudere l’incontro e McEnroe 6 palle per arrivare al quinto set: in questo tiebreak l’americano si impose (18-16). Infine nel quinto set Borg riuscì a prevalere (8-6) aggiudicandosi il suo quinto Wimbledon consecutivo.

McEnroe ebbe l’occasione di rifarsi contro lo storico rivale poche settimane dopo, arrivando entrambi alla finale dell’US Open. I due campioni diedero vita ad un altro combattuto e spettacolare duello che, come per Wimbledon, si decise nel quinto set ma con la vittoria dell’americano. In risposta ad un giornalista che gli chiese la sua impressione su questa vittoria, McEnroe ebbe modo di rispondere così sulla sconfitta di Borg: «Quando a fine match ci stringemmo la mano vidi che era distrutto. Era come se per la prima volta si fosse veramente sentito sopraffatto da me.»

L’ultima sfida fra i due avvenne ancora una volta nella finale dell’US Open del 1981 (13 settembre). McEnroe usciva vincitore delle due edizioni precedenti mentre Borg non era mai riuscito ad aggiudicarsi il torneo nelle 3 precedenti finali disputate. Ancora una volta il pubblico poté assistere ad una battaglia serrata e, per la terza volta consecutiva in quel torneo, l’americano ne uscì vincitore. Dopo quest’ultimo duello, causa probabile il logorio psicofisico per una carriera non lunga ma intensissima, Björn Borg, 26 anni, detentore di 11 titoli del Grande Slam e cinque consecutivi a Wimbledon (record detenuto a pari merito con Lawrence Doherty e Roger Federer), numero uno del mondo nella Classifica ATP dal 23 agosto 1977 al 2 agosto 1981, fra lo sconcerto nel mondo tennistico, si ritira dallo sport, aprendo la strada verso il successo al suo storico rivale, ed infine grande amico, John McEnroe.

UN EMOZIONANTE OMAGGIO Lo sport come arena per forgiare il carattere e per crescere dentro, e non solo come business, è un soggetto che può riservare grandi emozioni nel mondo del celluloide. Quando poi si cerca di parlare di episodi storici con protagonisti divenuti Leggenda che vive allora molte possono essere le aspettative di pubblico, tifosi e cinefili. Già abbiamo avuto modo di parlare di omaggi allo sport come maestro di vita (Fuga per la vittoria e Cinderella Man) che, nella finzione scenica della storia romanzata, riescono ad equilibrare l’essenziale storico con le licenze poetiche per rendere il prodotto più intrigante e suggestivo. Le emozioni che avranno provato i testimoni di quella storica finale a Wimbledon nel film le possono rivivere, in maniera ridotta ma non meno emozionante, i più giovani che oggi possono solo rivederle sullo schermo.

FILM DA VEDERE.

 

 

 

 

Vittorio Paolino Pasciari

Classe '86, nolano DOC. Laureato in Lettere Classiche, appassionato di cinema, letteratura e teatro.