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“Benvenuti al Sud”: meglio copiare bene che essere originali male

Nel 2008 usciva Bienvenue chez les Ch’tis (in Italia “Giù al Nord”) di Dany Boon, il più grande successo nella storia del cinema francese (21 milioni di spettatori). Il film, tutto giocato sugli stereotipi che dividono il nord e il sud della Francia, in effetti si adattava benissimo (seppure a coordinate geografiche invertite) anche al contesto socio-culturale del Belpaese. Ed è così che nel 2010 esce, per la regia di Luca Minieri, Benvenuti al Sud”, pellicola che ricalca piuttosto fedelmente (soprattutto nella prima parte) l’originale francese, che riadattandola all’eterna contrapposizione tra la cultura Partenopea e quella nordica.

TRAMA Alberto Colombo (Claudio Bisio), funzionario delle Poste Italiane, viene trasferito (per punizione) dalla sua amata Lombardia a un paesino del Cilento chiamato Castellabate. Imbottito di pregiudizi “nordisti” fino al collo, Alberto parte con le lacrime agli occhi e un giubbotto antiproiettili addosso, per poi scoprire però che i pregiudizi sui meridionali sono, per l’appunto, solo dei pregiudizi. Come predetto dall’amico e collega Mattia Volte (Alessandro Siani), Alberto piangerà anche una seconda volta: quando, passati due anni, dovrà far ritorno al nord(e).

Benvenuti al Sud è una commedia leggera che gioca sui luoghi comuni del nostro Paese, enfatizzando la muraglia di pregiudizi che separa le “due Italie”, quella del Nord e quella del Sud. Niente di nuovo sotto il sole, considerando che gli stereotipi che etichettano le regioni del nord e quelle del sud Italia rappresentano un serbatoio consolidato e inesauribile di gag, di cui la comicità nostrana ha molto spesso abusato.

Ma se lo scopo principale era quello di far ridere, allora bisogna dire che il film è riuscito: la commedia, d’impostazione cabarettistica, funziona a meraviglia, dimostrando buona inventiva e perfino diverse trovate brillanti, grazie anche alla scelta oculata del cast, a partire dagli ottimi Bisio e Siani, passando per Angela Finocchiaro e la procace Valentina Lodovini, fino agli eccezionali caratteristi Nando Paone e Giacomo Rizzo nei panni, rispettivamente, di Costabile piccolo e Costabile grande.

Al di là delle risate però appare chiaro lo scopo di evidenziare (e al tempo stesso sfatare) la superficialità dei preconcetti di chi giudica il Sud senza veramente conoscerlo. Perché, in fondo, Benvenuti al Sud può essere letto come una riflessione sull’apertura verso l’altro e l’integrazione col diverso, a favore di una più ricca coesistenza sociale, dove le differenze linguistiche e di costume più che dividerci, ci completano.

Ma la via per combattere un luogo comune passa spesso per un altro luogo comune. Il personaggio di Alberto è in effetti a sua volta uno stereotipo, quello dell’uomo padano che vive all’ombra della Madunina e considera “barbaro” tutto ciò che sta al di sotto di Bologna, epitetando i meridionali come terùn e considerandoli malavitosi e parassitari. Ma una volta a Castellabate, Alberto ci metterà poco a cambiare idea, apprezzando il calore e la generosità della gente del luogo, aprendosi a una vita diversa e a nuove e più sincere amicizie.

Il film, nella sua volontà di opporsi alla demonizzazione mediatica di cui è così spesso fatto oggetto il Sud, cade però nell’eccesso opposto, mostrandosi eccessivamente elogiativo e buonista nei confronti di un Meridione che ha sì molto da offrire, ma di cui comunque vengono messi in mostra solo i lati positivi: cibo, sole, mare, un’esistenza allegra e rilassata, lontana anni luce dai frenetici ritmi settentrionali. Il regista Luca Miniero mostra un certo virtuosismo tecnico riprendendo una Castellabate solare e coloratissima, praticamente paradisiaca, perché se è vero che in Italia i soldi si fanno al Nord, è altrettanto vero che poi le vacanze si vanno a passare al Sud. Com’è ovvio, però, le estremizzazioni non hanno mai una visione a tutto tondo, e più realisticamente la verità si trova da qualche parte nel mezzo: il Sud non è l’inferno che immagina Alberto Colombo, ma neppure l’Eden in cui poi si ritrova. Ogni medaglia ha due facce, e andrebbero mostrate entrambe. Ma in fondo la pellicola non ambisce a tanto.

Un film che certo non rimarrà negli annali della storia del Cinema, ma che ha comunque raccolto diversi consensi dalla critica, fra cui quello del regista Sergio Staino, che ha ironicamente definito Benvenuti al Sud come «il più grande film politico dopo La corazzata Potëmkin».

Dedicato alla memoria di Angelo Vassallo, sindaco del comune di Pollica assassinato nel 2010, Benvenuti al Sud rimane una delle commedie italiane più piacevoli e divertenti degli ultimi anni.

Felice Sangermano

32 anni, appassionato di cinema e letteratura. Freelance blogger e scrittore. Autore preferito: Louis-Ferdinand Cèline. Sono un po' più allegro di lui però.