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Arpad Weisz ed Egri Erbstein: quando la Storia incrocia lo sport

Le storie di Arpad Weiez ed Egri Erbstein raccontate dall’autore napoletano Angelo Amato de Serpis. Si tratta di due storie reali romanzate che rappresentano una delle grandi tragedie del ‘900 narrate però con una semplicità e una chiarezza rara, destinata ad un pubblico di lettori di tutte le età, dai bambini agli adulti.

Entrambi allenatori di calcio in Italia, entrambi ebrei ungheresi, entrambi perseguitati dalle leggi razziali del regime fascista e costretti a scappare all’estero. Ma con due destini diversi.

Arpad Weisz, il cui nome verrà italianizzato in Arpad Veisz dalle leggi razziali emanate in Italia nel 1938, fu allenatore del Bologna “che tremare il mondo fa“, portandolo alla vittoria di due scudetti nel 1936 e nel 1937 e del trofeo dell’Esposizione di Parigi ( un trofeo equivalente all’attuale Champions League, all’epoca non ancora nata) contro il temibilissimo Chelsea dell’epoca, prima squadra inglese a voler partecipare da una competizione continentale dall’alto del proprio titolo di inventori del calcio moderno. Il ciclo di quel Bologna proseguì anche dopo il 1938, ma la carriera di Arpad da allenatore finì lì. Dopo ci sarà solo la fuga in Olanda, l’invasione nazista e la deportazione ad Auschwitz, all’epoca anomima località polacca. Qui, prima sua moglie e i suoi figli vennero gasati nel 1942, poi lui morì di stenti il 31 gennaio 1944, un anno prima che i sovietici entrassero da liberatori nel campo dell’orrore.

Dall’altra parte, la storia di Egri Erbstein è incredibilmente simile a quella di Arpad Weisz. Anch’egli allenatore di una squadra italiana di punta dell’epoca (quello che diventerà negli anni’40 il Grande Torino di Valentino Mazzola dei 5 scudetti consecutivi) potrà allenare il Torino solo per metà stagione nel ’38-39, per poi essere costretto ad andare in Olanda dove non arrivò mai, pur avendo un contratto già firmato con una squadra olandese. Fermato al confine tra Germania e Olanda, non avendo dove andare in Germania, andrà a Budapest, nell’Ungheria natale. Lì, quando nel 1944 l’Ungheria fu occupata dai nazisti, Erbstein venne arrestato e deportato in un campo di lavoro. Riuscì tuttavia a scappar via da morte certa e passare sotto la protezione dell’ambasciata svedese di Budapest, che in quei mesi molto si adoperava a salvare ebrei ungheresi vessati dai nazisti.

Anche la storia di Egri non è però a lieto fine. Ritornerà in Italia, ma solo a guerra finita. E ritornerà ad allenare il Torino nella stagione 48-49, quella del quinto scudetto consecutivo, ma anche quella della tragedia di Superga. Il 4 Maggio del 1949 l’aereo con a bordo il Grande Torino dei Loik, dei Mazzola e Bacigalupo e lo staff tecnico, dopo aver disputato un’amichevole a Lisbona per l’addio al calcio del centrocampista Ferreira del Benfica, si schiantò contro la collina di Superga per un errore nell’atterraggio, causa maltempo. Il bilancio fu di 31 morti e nessun sopravvissuto. Molti di quei giocatori erano titolari della nazionale italiana dell’epoca.

La storia di Arpad ed Egri è sicuramente la storia di un calcio di altri tempi, un calcio più povero, senza ingaggi spropositati e ancora senza sponsor e diritti televisivi. Un calcio in cui i protagonisti dell’epoca erano i tanti ebrei celebri, diversi e dissidenti del periodo, vessati dal nazifascismo e dalle sue forze militari e di polizia. Lo sport è, dopotutto, un fatto umano e sociale, che segue la storia e ne paga le conseguenze. Storie sportive come queste ce ne sono state e ce ne saranno ancora, ma renderne memoria in un libro è sempre meglio che il racconto in video.

Annibale Pietro Napolitano

Classe '90, blogger dedito ai temi legati all'ambiente e alla società nel suo insieme. Studi classici. Appassionato di narrativa e cinema.