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“M. Il Figlio del Secolo”: Antonio Scurati riforma l’antifascismo

Parte prima

Il romanzo “M. Il Figlio del Secolo” di Antonio Scurati, vincitore dell’ultimo Premio Strega 2019, edito da Bompiani, sin dalle prime pagine colpisce per la prosa fluida e scorrevole, con un linguaggio ricercato ma non difficile che ben si addice ai contenuti dell’opera spesso cruenti e da romanzo giallo, oltre che storico. D’altronde, raccontare il fascismo e la sua genesi sotto il punto di vista del suo artefice, Benito Mussolini, sottoforma di romanzo storico è sicuramente qualcosa di originale e nuovo per il lettore moderno.

Il romanzo, che si preannuncia il primo di una trilogia, narra una buona parte degli eventi della storia politica italiana dal 1919 al 3 gennaio del 1925, ovvero il giorno del discorso alla Camera di Mussolini dopo il delitto Matteotti.

Il romanzo, di cui parleremo per sommi capi in tre articoli, inizia con la fine della Grande Guerra, nell’atmosfera di un’Italia che vive nell’onta per i reduci della vittoria mutilata e nella appena nata rivendicazione di Fiume e della Dalmazia da parte di Gabriele D’Annunzio. Il biennio 1919-1920 sarà anche il biennio che passerà alla storia con il nome di “biennio rosso“, un periodo rivoluzionario e di conflittualità civile tra rivoluzionari di sinistra e camicie nere, nonché a tutti gli effetti di  disordine sociale innescato dagli scioperi di massa, dalle  manifestazioni dei lavoratori ed esperimenti di autogestione collettiva di terre e fabbriche.

Proprio questi due anni raccontati nei primi due capitoli dell’opera sono introdotti da un incipit in cui è ben chiara l’atmosfera dell’Italia dopo la fine della Grande Guerra, spaccata in due metà contrapposte in modo violento: da uno parte lo Stato liberale unitario con a capo il re e dall’altra un esercito rivoluzionario di operai, contadini, interventisti di sinistra, reduci pronti a seguire l’esempio di Lenin e Trotsky e ad emulare la presa del Palazzo D’Inverno del’ 17. L’Italia è sull’orlo della rivoluzione socialista ed è qui che prende quota il personaggio protagonista del romanzo, Benito Mussolini, un ex socialista, figlio di un fabbro di Predappio, direttore dell’ organo ufficiale socialista “Avanti!“, fino al 1914 in prima linea contro la guerra e poi dichiaratosi a favore della stessa e quindi cacciato dal partito principale della sinistra dell’epoca. Nell’incipit al romanzo si legge una delle tante riflessioni del Duce, scettico su quello che sarà poi quell’ “altro esercito” di cui si servirà per la presa del potere:

Perché dovrei parlare a questi uomini?! A causa loro i fatti hanno superato ogni teoria. È gente che prende la vita d’assalto come un commando. Ho davanti  a me solo la trincea, la schiuma dei giorni, l’area dei combattenti,l’arena dei folli, il solco dei campi arati a colpi di cannone, i facinorosi, gli spostati, i delinquenti, i genialoidi, i dispersi, gli irregolari, nottambuli, ex galeotti, pregiudicati, anarchici, sindacalisti incendiari, gazzettieri disperati, una bohème politica di reduci, ufficiali e sottoufficiali, uomini esperti nel maneggio di armi da fuoco o da taglio, quelli che la normalità del rientro ha riscoperto violenti, i fanatici incapaci di vedere chiaro nelle proprie idee, i sopravvissuti che, credendosi eroi votati alla morte, scambiano una sifilide mal curata per un segno del destino.

Quando, nel settembre del 1919, a capo di una spedizione di Arditi, Gabriele D’Annunzio arrivò a Fiume conquistandola con le armi, la sua azione subirà subito dopo la ferma condanna dello stato regio italiano e la mancata complicità di Mussolini, il quale rimane immobile dinanzi alle rivendicazioni del Vate, un po’ per paura di recitare la parte del comprimario, un po’ per non perdere quella stima “indispensabile dei plutocrati angloamericani, dei banchieri e dei siderurgici a cui il presidente del consiglio dell’epoca, Nitti, leccava i piedi”, un po’ anche perché temeva che di lì a poco con questa mossa la fase successiva sarebbe stata una rivoluzione comunista in Italia.

In effetti, il laboratorio fiumano di D’Annunzio si sarebbe trasformato tramite la Carta del Carnaro in una reggenza, la reggenza del Carnaro, uno stato indipendente in attesa del raggiungimento con la madrepatria. La Reggenza venne riconosciuta a tutti gli effetti solo dalla Russia dei soviet e si predisponeva come un esempio di democrazia diretta dell’epoca. Quando nel novembre del 1920, con il trattato di Rapallo, verrà riconosciuto lo Stato libero di Fiume, D’Annunzio si opporrà alla ratifica del trattato e verrà cacciato dalla città dalle truppe regie tramite  il cosiddetto Natale di Sangue del 1920 (24-30 Dicembre 1920).

Al di là della questione Fiume, in questi due anni va ricordato l’appuntamento elettorale del 16 novembre 1919, il primo con una legge elettorale proporzionale in Italia. Queste elezioni vedranno trionfare il Partito Socialista con oltre il 30% dei voti e 156 seggi. Al trionfo socialista, che sugli scranni del parlamento incita già dal primo giorno della legislatura alla rivoluzione, seguirà la dura risposta delle guardie regie, dei nazionalisti e degli squadristi. Le influenze della rivoluzione bolscevica, le occupazioni delle fabbriche e delle terre andranno avanti per tutto il 1920, fino alla nuova vittoria elettorale alle amministrative, raggiungendo la maggioranza in 26 dei 69 consigli provinciali e in 2.022 comuni su 8.346. Il biennio si concluderà però proprio con queste elezioni che videro per la prima volta l’alleanza in chiave antisocialista del blocco liberale e del nascente Partito Nazionale Fascista nelle liste del blocco nazionale. La contrapposizione politica in quei due anni era diventata contrapposizione sociale e vera guerra civile tra milizie rivoluzionarie di sinistra e arditi, nazionalisti, camicie nere e forze dell’ordine del Regno d’Italia con tanto di centinaia di morti da una parte e dell’altra.

[To be continued – > Parte 2 a breve]

Annibale Pietro Napolitano

Classe '90, blogger dedito ai temi legati all'ambiente e alla società nel suo insieme. Studi classici. Appassionato di narrativa e cinema.