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Anime, manga e serie tv: cosa c’è da sapere sui prodotti giapponesi spesso modificati in Italia

(A cura di VITTORIO PAOLINO PASCIARI e FELICE SANGERMANO) I bambini e gli adolescenti degli anni Ottanta e Novanta, si sa, sono cresciuti a pane e anime. I cartoni animati giapponesi sono stati per loro compagni d’avventura indimenticabili che li hanno accompagnati in tutto il processo di crescita. Chi, dopo la scuola, non ha passato ore e ore sul divano in attesa della prossima puntata della sua serie preferita? Ricordi che scaldano il cuore e fanno venire gli occhi umidi.

I cartoni animati made in Japan hanno avuto grande diffusione in Occidente, sia grazie al sostegno di reti locali (Odeon Tv, Telecapri) sia grazie alle televisioni private nazionali (specialmente Italia1). In entrambi i casi però venivano, per così dire, “filtrati”. Un’opera di censura che poteva arrivare ad essere spietata e a stravolgere completamente il prodotto originale. Il problema derivava dall’equazione “cartone animato = prodotto per bambini” e quindi da un’incomprensione di fondo dell’animazione del Sol Levante, la quale, al di là dell’estetica cartoonesca, molto spesso affrontava tematiche adulte e delicate, non proprio indicate per i più piccoli. Insomma, non eravamo di certo di fronte ai Teletubbies (o, per noi più grandicelli, i Barbapapà). E se è vero che nessuno ci toglierà mai la magia di quei pomeriggi in compagnia dei nostri amati cartoni trasmessi via cavo, è anche vero che la versione in cui vi consigliamo di (ri)vederli oggi, per il rispetto innanzitutto di noi stessi e poi dell’autore, è quella uncesored. Tanto più che ormai abbiamo i capelli brizzolati.

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, prendiamo ad esempio È quasi magia Johnny, un cult indimenticabile il quale, ahinoi, fu particolarmente sferzato da mamma censura.

LA TRAMA Johnny è un ragazzo quindicenne dotato di poteri extra-sensoriali (ESP). Costretto a cambiare città per l’ennesima volta a causa dell’uso sconsiderato di tali poteri da parte delle sue sorelle, le gemelle Manuela & Simona, conosce la bella Sabrina e, manco a dirlo, è amore a prima vista. Nel frattempo, a complicare le cose, Tinetta, l’amica del cuore di Sabrina, si innamora a sua volta perdutamente di Johnny. Il ragazzo, adorabilmente timido e goffo con Sabrina, alla quale non riesce a dichiararsi, finisce col fidanzarsi con Tinetta. Da ciò scaturirà il mare di incomprensioni che darà corpo alla trama e da cui Johnny spesso uscirà grazie ai suoi poteri (fra cui la possibilità di tornare indietro del tempo), in un lento processo di maturazione che ci accompagnerà dalla prima all’ultima puntata.

IL MANGA Come la stragrande maggioranza dei cartoni animati giapponesi, anche
È quasi magia Johnny deriva da un manga, ossia un fumetto, e in particolare da un manga shōnen (lett. “ragazzo”), cioè indirizzato principalmente a un pubblico maschile, a partire dall’età scolare fino alla maggiore età. In questo genere di storie la trama prevede tipicamente un susseguirsi di prove (duelli, imprese sportive, ecc.) che vede coinvolti i personaggi protagonisti, in vista di un obiettivo finale che verrà conseguito (ma a volte anche no) solo nell’ultima puntata. Ad arricchire la trama vi è poi la presenza di sfide intermedie che hanno la funzione di preparare il protagonista a quella decisiva finale. L’ambientazione può variare notevolmente, con una tendenza spiccata verso il fantasy e il fantascientifico, ma anche verso il mondo dello sport (i c.d. spokon). Al contrario degli shōjo (i manga per ragazze), l’azione per lo più prevale sul tema amoroso, anche se quasi sempre è prevista la presenza di personaggi femminili volutamente erotici e smaliziati.

Ebbene, il manga da cui è tratto È quasi magia Johnny porta il titolo di Kimagure Orange Road (spesso abbreviato in KOR) e viene di norma classificato come shōnen, anche se si distingue per alcune caratteristiche mutuate dal mondo shōjo, come l’ambientazione realistica (dalle scuole superiori all’università) e le tematiche formative e amorose. Possiamo dire, insomma, che si tratta di una riuscitissima commistione fra i due mondi. Creato da Izumi Matsumoto, il manga è stato pubblicato sul mensile giapponese Shōnen Jump ed edito da Shūeisha dal marzo 1984 all’ottobre 1987, mentre in Italia è stato pubblicato dalla casa editrice Star Comics tra l’ottobre 1992 e l’ottobre 1994, in seguito al successo ottenuto dalla omonima serie animata.  

«Da un incontro sbocciano due amori e tre cuori iniziano a palpitare. Mi sembra quasi di sentire il suono gentile delle campane… Io, Kyosūke Kasuga, 15 anni, sto vivendo la mia adolescenza».

L’ANIME Da Kimagure Orange Road è stata tratta la relativa serie animata, prodotta dalla Pierrot e passata sugli schermi giapponesi dall’aprile 1987 al marzo 1988. La serie animata è composta da 48 episodi, 8 OAV (episodi speciali) e due film cinematografici. Per chi non lo sapesse, il termine anime, abbreviazione del giapponese animēshon, viene comunemente utilizzato in Occidente per indicare tutte le opere di animazione
di produzione giapponese; mentre con il nome di OAV (Original Anime Video) si designano le produzioni anime pubblicate esclusivamente per il mercato home video senza il passaggio nei cinema e in tv. Gli OAV tendono ad essere caratterizzati da una un’elevata qualità tecnica, molto spesso paragonabile a quella dei film veri e propri.
In Giappone l’acronimo originale è stato poi gradatamente sostituito con l’equivalente OVA, dal momento che i giapponesi si sono accorti che OAV può essere confuso con gli Original Adult Video (anime a contenuto erotico).

TO BE CONTINUED…