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Andrea Sannino si racconta: dal successo di “Abbracciame” al tifo per il Napoli

Questa volta ai microfoni di 081 News abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Andrea Sannino. Il cantante ci ha parlato del rapporto con la sua famiglia, di quanto sia tifoso del Napoli e amico di Lorenzo Insigne e Mertens, infine ci ha anche parlato di una problematica attuale, ma ne ha parlato quasi come se stesse recitando una poesia, leggete l’intervista completa per scoprire tutto, non resterete delusi.

Qual è il rapporto con la tua famiglia, che influenza hanno nella tua musica?

Hanno avuto un’influenza fondamentale. Per chi come me crede che la musica sia qualcosa di non artefatto, la loro vicinanza è stata fondamentale. Io credo che nella musica debba combaciare la persona con il personaggio; io sono quello che sono sia a casa che con il mio pubblico, le parole che uso nella mia musica sono quelle che uso tutti i giorni con mia moglie, con mia figlia e con tutte le persone che mi circondano.

Come nasce la canzone “Abbracciamo”?

La canzone è nata un pomeriggio a casa di uno dei miei due produttori artistici, che sono Pippo Seno e Mauro Spenillo. L’ho scritta insieme a Mauro, parlavamo di scrivere una canzone d’amore e lui iniziò a suonare questo motivo e io di getto sputai fuori le parole che sentivo dentro ed è uscito fuori in 5 minuti un qualcosa che non ci aspettavamo. Io scrivo molte canzoni durante l’anno e non capita spesso che una canzone venga realizzata così rapidamente senza subire poi alcun cambiamento. La gente ha premiato il fatto che la canzone è un dialogo che ognuno potrebbe fare alla persona che ama.

Proprio questa canzone è stata apprezzata da Dries Mertens e dal Napoli in generale, che rapporto hai con la squadra partenopea da tifoso napoletano?

Sono malato di calcio, amo questo sport che spesso dimentichiamo essere soltanto un gioco. Io cerco di prendere sempre la parte bella di questo sport, sono un appassionato della mia città e di conseguenza tifo Napoli, sono orgoglioso e onorato quando un belga come Dries canta le mie canzoni. Ora siamo diventati amici, lui mi chiama fratè. Sono diventato amico anche con Lorenzo Insigne e con Reina, era diventata la canzone dello spogliatoio ed avevamo creduto che potesse arrivare lo Scudetto; non è arrivato ma arriverà.

Un’altra canzone molto importante è Nanà, come è stato collaborare con Sal Da Vinci e Franco Ricciardi?

È stato un privilegio e anche un regalo che ci ha fatto Sal perchè la canzone è stata scritta dal grande Renato Zero con la musica proprio di Sal da Vinci. Sal è un mio grande amico e per questa canzone ha scelto me e Franco, abbiamo cantato questa canzone con tutta la passione possibile. Questa canzone è un inno meraviglioso alla nostra città, è una lettera scritta da un romano come Renato Zero che però guarda alla nostra città come un faro ideologico e culturale. Per me è stato un privilegio poter dire di aver cantato un testo di un artista come Renato Zero facendolo diventare la nostra canzone. Nei nostri live è diventata poi una delle canzoni più richieste.

A breve ti vedremo a teatro di nuovo, da dove nasce questa tua passione per il teatro?

In realtà nella mia vita nasce prima il teatro della musica, in termini amatoriali invece si può dire che nasce prima la musica, ho sempre cantato. Il mio background è comunque più teatrale che musicale, all’attivo ho 2/3 album, uno non edito perchè è il mio primissimo album e ho fatto molti più spettacoli teatrali come “Scugnizzi”, “Quartieri Spagnoli” , “Stelle a metà” insieme a Sal Da Vinci. Quest’anno lo considerò come un premio alla carriera, nel 2020 sarà il centenario della nascita di Renato Carosone ed essere scelto per interpretare il suo ruolo è un onore e una responsabilità, voglio mettercela tutta per essere all’altezza. Stiamo toccando i Maradona della musica napoletana quando tocchi Carosone, Pino Daniele e Claudio Mattone, ma io non imiterei mai Maradona, però umilmente ne farò una mia interpretazione che debutterà dal 20 Marzo al teatro Augusteo di Napoli, dopo porteremo lo spettacolo in giro per la campania.

Cosa pensi in relazione al fenomeno dell’immigrazione nel nostro Paese? 

Io sono per l’accoglienza piena ma intelligente. Non parlo per partito preso, quando ci sono lacune in una macchina, in questo caso nell’accoglienza, vanno corrette. Io sono stato a New York e ho visto dove venivano accolti i primi immigrati che eravamo noi italiani e napoletani, come potrei essere io da napoletano contro l’accoglienza? Ho però studiato che c’erano passaggi burocratici grazie ai quali loro si accertavano che tu eri lì per lavorare, questa per me è una cosa giusta. Io mi sento cittadino del mondo, non ho confini, posso sentirmi anche cittadino della Danimarca. Se allarghiamo gli orizzonti e ci guardiamo in questo puntino minuscolo in mezzo all’universo che è la Terra, siamo tutti sulla stessa barca che è una barca minuscola, altro che gommone, siamo tutti sullo stesso gommone che è la Terra.

Francesco Amato

Classe 1998, studente di Lingue e Letterature Straniere all'Università degli Studi di Salerno. Appassionato di musica, comunicazione digitale e giornalismo. Una frase che lo identifica? "Evito le persone con il punto esclamativo, preferisco quelle con il dubbio"