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Albert Camus moriva 60 anni fa: il ricordo dell’ideologo della solidarietà

Il 4 gennaio 2020, decorre il sessantesimo anniversario della morte di Albert Camus, scrittore, filosofo, drammaturgo, giornalista e attivista politico francese. Figlio di una modesta famiglia di “pieds noir, ovvero coloni e poi rimpatriati a partire dal 1962, nasce a Drean, in Algeria, nel 1913. Nel 1957 ottiene il Premio Nobel per la letteraturaper la sua importante produzione letteraria, che con serietà chiarificante illumina i problemi della coscienza umana nel nostro tempo“. Proprio l’arrivo del Nobel giunge a coronamento di una lunga carriera letteraria che esemplifica quello che è stato il suo lavoro rivolto allo studio dei turbamenti dell’animo di fronte alla vita e alla esistenza umana in generale.

Tra i romanzi dell’autore francese si ricordano: “Lo straniero” (1942), “La peste” (1947), “La caduta” (1956), mentre tra i saggi poi vanno citati: “Il mito di Sisifo” (1942) e “L’uomo in rivolta” (1951).  Sarà proprio “L’uomo in rivolta” che gli costerà la rottura con Sartre, l’altro grande intellettuale francese del tempo di cui era amico. Tra le opere teatrali è giusto citare “Caligola” (1938) e “il Malinteso” (1944). La scomparsa prematura a soli 47 anni il 4 gennaio 1960 non lo rende però un intellettuale dalla biografia semplice e lineare.

Nel 1933 aderisce all’antifascismo e nel 1935 si iscrive al Partito Comunista Francese, da cui verrà allontanato appena due anni dopo. Romperà definitivamente con le teorie marxiste e il principale partito di riferimento nel 1950 nel congresso “per la libertà della cultura“. Proprio la condanna dello stalinismo e dell’ideologia marxista, come detto in precedenza, lo allontaneranno da Sartre e dal suo pensiero (che condannava lo stalinismo ma non il marxismo). Ciò avverrà precisamente nel 1954 all’inizio della guerra d’Algeria.

Il suo romanzo di maggior successo, “La peste”, sarà quello che più di ogni altro costituirà il superamento, attraverso il tema della solidarietà umana, dell’esistenza assurda e tragica dell’uomo, da sempre al centro del suo pensiero. La lotta contro l’assurdo per Camus è possibile solo nella solidarietà e nella collaborazione. L’artista, come l’uomo comune, è sempre in bilico fra solidarietà e solitudine e solo la collaborazione tra uomini uniti da scopi positivi li potrà salvare da quella peste sempre pronta a mandare i suoi ratti.

 

Annibale Pietro Napolitano

Classe '90, dedito ai temi legati all'ambiente e alla società nel suo insieme. Studi classici, è appassionato di narrativa e di cinema.