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L’esercito della donazione dell’AIDO: quando lo sport scende in campo per la donazione degli organi

Il tempo che stiamo vivendo ci spinge a riflettere sulla condizione esistenziale e sulla precarietà della vita umana. Il mondo intero si è ritrovato, da un giorno all’altro, in un incubo dal quale non sembra riuscire ad uscire e che lo costringe a rinunciare alla libertà e alla quotidianità. È bastata una pandemia per far capire all’uomo quanto la sua esistenza sia legata ad un filo ma anche quanto la stessa possa essere indissolubilmente dipendente dall’altro: dal medico al quale affidare la propria salute, dal ministro di Dio che cura l’anima ma anche dal vicino di casa che può offrire un pasto caldo o una spalla su cui piangere. Difatti, è durante i forti temporali che si riesce ad intravedere l’arcobaleno e ad alimentare la speranza, unica e sola bussola nel tortuoso cammino di vita.

E, proprio come un raggio di sole tra nuvole, una ragazza ventenne si è affacciata su un palcoscenico importante, quello di un’associazione, l’AIDO, che da anni si batte per far conoscere la propria mission e per far superare barriere ideologiche e culturali che impediscono di capire quanto sia nobile il gesto della donazione. Angela Procida detiene il record del mondo nei 50 dorso e 100 stile libero S2 in vasca corta. Ai mondiali di nuoto Paralimpico, svoltisi a Londra nel 2019, ha conquistato il bronzo nei 100 m dorso e l’argento nei 50 (S2), nonché la qualificazione individuale per le Paralimpiadi di Tokyo che si svolgeranno dal 24 Agosto al 5 Settembre 2021. In entrambe le distanze Angela detiene il Record italiano in vasca lunga.

Dopo la campionessa italiana e vice campionessa mondiale di pallavolo Valentina Tirozzi, e la campionessa mondiale di apnea in assetto variabile Maria Felicia Carraturo, un’altra stella dello sport dunque sposa la causa AIDO, aderendo ad un progetto che vede, tra i protagonisti principali, Felice Peluso, presidente della sezione AIDO dell’Agro Nolano: «#sevuoipuoi, l’hashtag che ho creato alcuni anni fa, per me è, ormai, un marchio di fabbrica. Basta una firma per dare un’altra opportunità perché, con la donazione degli organi, puoi essere l’artefice di una Speranza di vita». È con queste parole che il presidente Peluso è riuscito a far entrare nella sua squadra tre donne, tre campionesse, tre sportive, che sanno mettere al primo posto la solidarietà e il bene comune, anteponendoli al successo personale, consapevoli di poter far sì che la loro notorietà possa toccare anche i cuori più duri e convincerli a dedicare la propria vita agli altri. Sofocle diceva che l’opera umana più bella è di essere utile al prossimo ed è questo lo spirito giusto per poter vivere la vita nella sua interezza e nella sua autentica bellezza e unicità, perché donare è più bello che ricevere, ed è l’unica chiave che apre tutte le porte, anche quelle della rassegnazione.