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Van Gogh, la bellezza dell’eternità che pochi sanno vedere.

 

Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità (At Eternity’s Gate) è un film del 2018 diretto da Julian Schnabel e con protagonisti Willem Dafoe, Oscar Isaac e Rupert Friend. La pellicola narra gli ultimi giorni di vita del pittore Vincent van Gogh.

LA TRAMA. È di sole che ha bisogno la salute e l’arte di Vincent Van Gogh, insofferente a Parigi e ai suoi grigi. Confortato dall’affetto e sostenuto dai fondi del fratello Theo, Vincent si trasferisce ad Arles, nel sud della Francia e a contatto con la forza misteriosa della natura. Ma la permanenza è turbata dalle nevrosi incalzanti e dall’ostilità dei locali, che biasimano la sua arte e la sua passione febbrile. Bandito dalla ‘casa gialla’ e ricoverato in un ospedale psichiatrico, lo confortano le lettere di Gauguin e le visite del fratello. A colpi di pennellate corte e nervose, Vincent arriverà bruscamente alla fine tragica dei suoi giorni.

Già nel 1956 con il film Brama di vivere (Lust of Life) del regista Vincente Minnelli il Cinema aveva prodotto un omaggio al pittore Van Gogh, impersonato per quell’occasione da un travolgente Kirk Douglas. Il film ottenuto è un memorabile affresco sull’umanità inquieta quanto geniale dell’artista.   

Pittore celebre negli anni ’80, il regista Julian Schnabel si concentra sul tema dell’artista geniale e introverso che rimane segnato dall’insuccesso, dall’incomprensione e dall’isolamento. Alieno al mondo che lo circonda, l’artista esprime un malessere profondo, una disperazione totale e una lucidità intensa, che lo rende sovente odioso agli altri.

Un sempre bravissimo Willem Dafoe insegue la ricerca di Van Gogh di un posto nella società, il suo desiderio di essere riconosciuto, di voler condividere con gli altri la sua capacità di esprimere la bellezza della natura attraverso emozioni immortalate in colpi di colori vivi (ogni tanto lo sguardo del protagonista si sostituisce alla cinepresa e sottolinea questo bisogno di essere parte dell’umanità). Purtroppo un’anima errante nel bagliore dei colori e nell’oro dei campi non può dimorare, non può seguire la norma di comportamento o creare una famiglia come il fratello Theo. Pertanto risulta inevitabile l’isolamento e l’emarginazione che precedono una tragica fine ed un riconoscimento postumo. “La normalità è una strada lastricata: è comoda per camminare, ma non vi cresce nessun fiore: dirà Vincent Van Gogh.

Brevi ma intensi dialoghi si accompagnano a qualche episodio traumatico per delineare il peggioramento della malattia mentale ed il difficile rapporto del pittore con gli altri, sicché la trama sembra quasi fare da comparsa in una continua e travolgente esplosione di silenzi in cui la natura risulta perfettamente fusa con le emozioni interiori che l’artista deve disperatamente imprimere nelle sue creazioni. Quando la recitazione cede il passo agli scenari della pittura si rimane travolti dalla visione del genio, che la bellezza dell’eternità non può essere colta nella sua totalità se viene incatenata al rigore della forma imposta da una normalità che, pur garantendo una certa tranquillità, rende il cuore arido e l’occhio miope.

Chi ama l’arte di stampo espressionistico, della quale questo pittore può ritenersi precursore, o semplicemente sogna di riscoprire la bellezza a contatto diretto con quella Natura incontaminata che forse solo la pace della solitudine fuori dal caos della società può far conoscere, non potrà non lasciarsi trasportare con entusiasmo da questo travolgente omaggio in celluloide che sa emozionare proprio come i quadri del genio di Vincent Van Gogh.

Vittorio Paolino Pasciari

Classe '86, nolano DOC. Laureato in Lettere Classiche, appassionato di cinema, letteratura e teatro.