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Colette, più che un film: l’emancipazione femminile ancora attuale

Colette è un film del 2018 diretto da Wash Westmoreland. È un film biografico basato sulla vita della scrittrice francese Colette, interpretata da Keira Knightley, mentre Dominic West interpreta suo marito Henry Gauthier-Villars, soprannominato Willy.

LA TRAMA Colette lascia la campagna, dove è cresciuta, per sposare Willy, un noto e famigerato imprenditore letterario. Arrivata a Parigi, viene immediatamente trascinata nella società libertina della Belle Époque, che la ispira per una serie di racconti autobiografici intitolata Claudine. Il personaggio di Claudine diventa una vera e propria icona della cultura pop parigina, ma il successo di Colette viene offuscato dal marito, che si prende i meriti pubblicando i romanzi a suo nome. Anni dopo, a causa di debiti di gioco, Willy è costretto a vendere i diritti di Claudine e Colette può porre fine al suo infelice matrimonio e pubblicare i romanzi a suo nome, ottenendo finalmente il successo personale che merita.

In una pittoresca storia di riscatto, attraverso la scrittura ed il teatro, la scoperta di sé stessi matura lungo una tormentata storia d’amore che sfida i compromessi dettati dalla più patetica delle ipocrisie umane che è la moralità del passato come del presente. Gabrielle Colette è considerata una delle maggiori figure della prima metà del XX secolo. La scrittrice è infatti diventata un mito nazionale in Francia e nel 1948 è stata candidata al Premio Nobel per la letteratura.

La scrittura come strumento di emancipazione è un tema che può attirare l’interesse di chi, in quest’epoca del digitare su un display, non disdegna ancora il meraviglioso profumo della carta da sfogliare con le dita o da ravvivare con le proprie emozioni grazie all’inchiostro della penna.

Nel ruolo della protagonista, ovvero una donna in apparenza semplice ma che pian piano matura un carattere forte e anticonvenzionale e si riscatta alla fine di un’esistenza sacrificata ad un amore non meritevole, Keira Knightley si dimostra un’interprete bellissima e affascinante. La trama scorre a ritmo alternato fra la bellezza della campagna e l’esplosione delle passioni nella pittoresca città della Belle Époque.

Nessuno meglio di una donna può insegnare il coraggio del sacrificio a chi ha un cervello e soprattutto un cuore ancora sani in un’epoca, quella contemporanea, dove ancora si sente tristemente parlare di sangue indegnamente versato da patetici esseri, immeritevoli anche solo di chiamarsi uomini quando sfogano la furia del loro senso di inferiorità su chi li aveva scelti come compagni di vita e non come giudici, carcerieri e boia.

Vittorio Paolino Pasciari

Classe '86, nolano DOC. Laureato in Lettere Classiche, appassionato di cinema, letteratura e teatro.