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Il PD e la sua incapacità di uscire dal pantano

La ricostruzione di un partito può avvenire solo partendo dalle idee e dalle proposte concrete. Il “ritiratevi tutti” o la tabula rasa non funzionano fino a quando gli interessi personali di pochi avranno priorità sui bisogni dei molti.
E quando un movimento è in ginocchio e ha perso la sua credibilità diventa inutile fare una campagna contro chi è al potere, limitandosi ad evidenziare le criticità e gli errori di chi governa.

Screditare chi governa è un lusso che si può permettere solo chi non ha mai guidato un Paese e non ha mai governato. Lo ha potuto fare il Movimento Cinque Stelle, del quale non è stata mai verificata la bontà e l’efficienza dell’azione amministrativa perché nato da poco e, per caratteristiche ideologiche, classico partito di opposizione votato soltanto al dire no, e quindi portatore di un unicum che non è mai stato messo in discussione. E i problemi, infatti, iniziano adesso, quando devi decidere, governare ed essere portavoce di istanze differenti: gli esempi lampanti sono le capriole tra ciò che è stato promesso in campagna elettorale e ciò che è stato realizzato fino a questo punto. In Puglia la rivolta dei “No Tap” è stata la prima grande sconfitta dei grillini, costretti a rimangiarsi la parola data prima delle elezioni; l’Ilva, per la quale il Movimento Cinque Stelle aveva fortemente spinto per la chiusura in nome della salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini, è stata salvata, preservando molti posti di lavoro; sulla Tav, dopo la piazza dei 40mila a Torino, il sindaco ha mostrato segnali di apertura.

Ma la strategia dello screditare chi detiene il potere non è compatibile con la posizione del Partito Democratico, del quale i cittadini hanno già assaggiato l’incapacità politica e l’improduttivià governativa negli ultimi cinque anni. Non lo può più fare perché non ha più credibilità. Ma la credibilità non puoi riconquistarla con frasi fatte, con slogan astratti, con la pochezza di chi riesce solo a criticare l’azione degli attuali governanti, magari anche a ragione in alcuni casi.La credibilità non puoi riacquistarla con le varie personalità che hanno fatto del partito una questione personale per interessi personali, fantasticando addirittura sulla Costituzione.La credibilità non puoi riacquistarla con una classe dirigente che negli ultimi cinque anni ha sperperato il suo consenso e non ha mai preso coscienza della sua incapacità e non ha mai dato ascolto ai bisogni della moltitudine: è gioco forza che, alla lunga, il popolo si affidi a chi riesce a catturare la sua attenzione, anche con incoscienti operazioni comunicative legate ai titoli e non ai contenuti, un po’come fanno i giornali per vendere.

Solo che qui si tratta di consenso, di voto, di decisioni che incidono sulla vita delle persone, e non di una semplice copia in più da vendere: la Lega salviniana sembra essere diversa da quella del Senatur, ma non troppo, perché se prima il nemico era il terrone oggi è l’immigrato che viene dipinto come soggetto aprioristicamente pericoloso, da combattere. Però si dimentica che i veri problemi sono altri e, nonostante un’idea di legalità a doppio binario che da un lato combatte i deboli e dall’altra scappa via dalle minacce destroidi, la tattica della paura fa comunque presa sull’elettorato.

La tabula rasa che molti militanti PD chiedono può avere un fondamento e lo ha sicuramente, ma solo se cambia il pensiero e la mentalità di chi ha guidato il partito. Perché quand’anche ci fosse alla guida un ricambio, pure generazionale, si rischia seriamente di avere soltanto l’ennesima maschera che copre lo stesso viso di chi lo ha preceduto.

Francesco Mazzocca

Laureato in Giurisprudenza, appassionato di calcio e di politica. Collabora con Cronache della Campania, ha una passione viscerale per il giornalismo.