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141 udienze, 5 anni di processo e 9 anni di reclusione per Cosentino

Dopo cinque anni e otto mesi di processo, 141 udienze dibattimentali, oltre 300 testimoni citati (ma 120 quelli ascoltati), tra i quali politici di destra e di sinistra, e una ventina di pentiti di criminalità organizzata, è stata letta giovedì nel Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, intorno alle 18 della sera, la sentenza nei confronti di Nicola Cosentino, l’ex sottosegretario, parlamentare e coordinatore regionale del partito all’epoca guidato da Silvio Berlusconi, prima FI poi Pdl, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La condanna, a dispetto della richiesta della pubblica accusa a 16 anni di reclusione, è stata di 9 anni per i legami che, a questo punto, Cosentino avrebbe intrattenuto con il potente clan dei Casalesi per la gestione di diversi traffici illegali, soprattutto quello dei rifiuti. Cosentino infatti, a detta di alcuni pentiti della camorra, determinanti nell’intera inchiesta, sarebbe stato il gestore titolare in toto della Eco 4, l’ex consorzio dei rifiuti al centro dell’indagine. Non si sono fatte ovviamente attendere le dichiarazioni dei legali di Cosentino, che annunciano “ricorso alla corte di giustizia europea a dire parole chiare su questa estensione del concetto di concorso esterno in associazione mafiosa” e dei suoi due figli 22enni prima della lettura della sentenza : “Il nostro auspicio è scontato per questa sentenza. Ma aspettiamo rispettosamente, vogliamo stare accanto a lui. Nostro padre ha sempre fatto politica con pulizia e passione” (dichiarazioni rilasciate a Repubblica). Si ricorda, infine, che Cosentino è coinvolto, complessivamente tra il distretto napoletano e quello romano, in ben cinque processi.

 

di Vincenzo Persico