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PER ESSERE GRANDI…DIETRO UN CIAK!

Sacrificio e dedizione caratterizzano la vita di ogni singolo individuo. L’attore rappresenta un “mestiere” che, spesso, viene considerato “di facile esercizio”. Ma non molti sanno che dietro al vissuto cinematografico di un  personaggio che vediamo in un film c’è un lavoro interpretativo di grande difficoltà, abnegazione e costanza, che immerge l’attore, in una miriade di realtà, spesso lontane dal proprio “essere”. Svariate tecniche interpretative vengono utilizzate dagli “addetti al settore”, ma il fine ultimo è il medesimo: cercare l’interpretazione “perfetta” . Numerosissimi sono gli Attori spinti al “limite del possibile” per poter trasmettere al meglio l’essenza del proprio personaggio e, tra questi, non posso non considerare l’immensa interpretazione di Al pacino in “Scent of a woman – profumo di donna”. Interprete del tenente colonnello cieco Frank Slade, Pacino, visse per 6 mesi in un centro per non vedenti assimilando ogni singolo movimento, essenza e stato d’animo di un non vedente, rendendo il proprio personaggio unico nel suo genere. Questa interpretazione lo porterà a ricevere il premio Oscar come miglior attore protagonista nel 1992. Ci sono state anche situazioni in cui il confine tra realtà e finzione è stato irreparabilmente superato, come il caso di Heath Ledger, immenso Joker di Batman nel Cavaliere Oscuro del 2008, che resta trincerato in una stanza d’albergo a Londra per un intero mese, cercando voci, intonazioni e mimiche facciali e annotando tutto su un diario. Quel lavoro di “presa del personaggio” gli è valso un Oscar al Miglior attore non protagonista nel 2009, ma anche la difficoltà di non riuscire più a “lasciarlo andare via”. Parlando di “diete drastiche”, invece, l’attore pluripremiato Tom Hanks, per interpretare Chuck Noland, protagonista di “Cast Away” film del 2001, fu costretto a perdere oltre 20 kili  in pochi mesi, per interpretare la parte di un naufrago “semi-solitario”. In Dallas Buyers Club (2013), film vincitore di ben 6 premi Oscar, Mattew McConaughey, nei panni del protagonista Ron, perse circa 21 kili per interpretare la parte di un uomo colpito dall’Aids. Non è da meno il suo collega e attore Jared Leto che nello stesso film perse circa 13 kili per vestire i raggrinziti panni di Rayon, non lasciando mai il personaggio per tutta la durata delle riprese. Entrambe le interpretazioni hanno portato gli attori a ricevere, rispettivamente, gli Oscar come miglior attore protagonista  (McConaughey) e non protagonista (Jared Leto).

Tutti questi “magistrali esempi” portano alla conclusione che, dietro a ciò che vediamo c’è sempre un mondo pronto a raccontarci un’altra realtà e che un’ottima sceneggiatura e una perfetta regia ritraggono il profilo di personaggi pronti a “diventare grandi”, ma con attori dotati di studio, sacrificio e passione, quegli stessi personaggi possono finalmente “vivere” ed “essere grandi, per sempre.

di Aldo Manfredi