16 dicembre 2017
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Abramo e Serena: la storia di un padre disoccupato che combatte per la figlia malata di distrofia

Serena ha 9 anni, è malata di distrofia e il papà Abramo non trova occupazione da 4 anni, dopo che all'improvviso ha perso il lavoro

Nello Cassese
di Nello Cassese, il 17 Nov 2017 - 19:46
Attualità -

Salve sono Abramo, vi scrivo come se fosse la prima volta, oramai si vive più su questa piattaforma che nel reale ed a mie spese l’ho dovuto imparare. Io sono un uomo, un marito, un padre che da 4 anni circa lotta quotidianamente per avere una vita dignitosa per mia figlia disabile e la mia famiglia”. Comincia così l’appello di Abramo Zampella che ci è arrivato in redazione. Abramo è un uomo di 44 anni di Caivano. Uno come tanti, un padre di famiglia che quotidianamente lotta con la vita per assicurare il benessere ai suoi cari.

Abramo è però diverso da tanti altri, la sua vita ormai è diventata una missione, una sfida contro quel destino che ha riservato alla sua piccola Serena un difficoltoso ingresso in questo mondo. Serena, la sua piccola figlia di 9 anni, lotta da tempo contro la Distrofia Muscolare di tipo Becker (DMB), una malattia che fa degenerare le fibre muscolari e limita in maniera graduale i movimenti. Da ormai 4 anni però un altro macigno ha aumentato le fatiche di Abramo. Come lui stesso racconta : ” Tutto è crollato alla fine del 2013, quando improvvisamente ho perso il lavoro. Improvvisamente perchè nulla faceva pensare che potesse accadere, ma è accaduto, e col passare del tempo mi sono accorto che oggi, a soli 44 anni, sono troppo giovane per andare in pensione, ma ormai troppo vecchio per il mondo del lavoro”. Quattro anni di indifferenza e di sacrifici : “Sono diventato un Dimenticato, mi sento perché lo siamo, invisibili per politica, stato, Chiesa, istituzioni, concittadini, famiglia. Insomma qui, forse perché è un paese piccolo, preferiscono girarsi dall’altre parte, preferiscono pensare che il problema è di chi ce l’ha. Insomma non ho speranze, anche se ci sono realtà imprenditoriali sul territorio caivanese abbastanza importanti e vicinissime varie zone ASI. Evidentemente è un problema di mentalità , invece che allungare una mano per aiutarci preferiscono essere indifferenti , anche se alla fine basterebbe poco. Vivo in un’ Italia, in uno Stato, dove ci si dimentica delle persone in difficoltà, dove chi ha la possibilità scappa e quelli che restano preferiscono togliersi la vita o resistere, io no! Io ho deciso di combattere, anche se per fare questo ho dovuto dimenticare di avere un privato. Lotto ogni giorno, sudo , invio curriculum, cerco di scrivere a chi ritengo ci possa aiutare, cosa posso fare di più ? Paradossalmente lavoro più adesso mentalmente per cercare di fare meno errori possibili che in 15 anni nei vari cantieri edili o aziende cui ho lavorato, solo per ritornare quanto prima al nostro anonimato”. Il suo timoniere in questa tempesta? La figlia Serena, lei da la forza a lui ed alla moglie Anna : “Faccio tutto questo grazie alla forza che mia figlia è riuscita a trasmettermi. Si, esatto, è stata Serena ad insegnarmi a combattere e a non arrendermi, lei lo fa tutti i giorni e ci devo provare anch’io, lei è la nostra gioia, la forza che mi fa andare avanti nei momenti in cui sono triste, nei momenti in cui piango, nei momenti in cui ho paura di non farcela, lei è l’unica capace, con la sua costanza e con il suo coraggio, di insegnarci che questo mondo, anche se difficile e incerto, anche se è cambiato da un giorno all’altro improvvisamente, comunque va vissuto ed è sicuramente meraviglioso”. 

Ora la piccola Serena è in cura, racconta Abramo : “Serena segue quasi tutti i giorni terapie riabilitative ed effettua continui esami e controlli che comportano l’assenza da scuola e di conseguenza un apprendimento minore rispetto ai suoi compagni, ma lei lotta per dimostrare di essere la migliore! Io e mia moglie Anna abbiamo sempre girato per tutto lo stivale alla ricerca di ospedali all’avanguardia, cure sperimentali, e non ci saremmo fermati, ma poi tutto e’ cambiato alla fine del 2013, nel momento in cui ho perso il lavoro”. 

L’Italia negli ultimi anni sta rappresentando un paese in cui il bilanciamento tra ricchezza e sanità sta andando sempre più in direzioni drammatiche. Le cure costano e sempre più italiani trovano difficoltà a sostenerle con costanza. La piccola Serena, vista la patologia, ha l’esenzione dei costi ma le spese per il trasporto nei tanti ospedali sono molti e pesano sul bilancio familiare, soprattutto senza l’apporto di uno stipendio fisso. Una storia che purtroppo è comune a tante persone, come dice Anna, la madre di Serena : “Ad oggi ho rifiutato già delle raccolte fondi che mi sono state proposte. Girando per ospedali e centri ne ho visste tante, forse troppe, e mi sembrerebbe di approfitarne o rubare se accettassi. Credo che ci siano che ci siano persone che ne hanno anche più bisogno di noi“. Abramo però, assieme alla moglie, non si è arreso ed ha lanciato appelli a tantissimi indirizzi per ottenere un lavoro che gli darebbe il sostegno per donare alla sua piccola Serena un’infanzia dignitosa come tutti i bambini della sua età. “Serena cerca di riprendersi la propria vita e di uscire di conseguenza da questa non vita, questo e’ uno dei tanti appelli, ma io non mi arrendo, non posso. E’ l’unica cosa che mi resta, sperando sempre che qualcuno possa aiutarmi e che mi offra non dei soldi, non la carità, ma un lavoro! Ogni giorno mi sveglio e lotto per trovare un lavoro, non mi serve  per avere una macchina nuova o andare in vacanza in un villaggio turistico, o per acquistare vestiti firmati, ne ho bisogno per assicurare le cure di mantenimento a mia figlia. Se qualcuno volesse aiutarci, ripeto che non vogliamo soldi o pietà, ma un lavoro che mi permetta di aiutare Serena. Perché di questo si parla, non di altro. Chi mi conosce sa che non amo le catene di Sant’Antonio, ma se c’è una cosa che ho capito e in cui nonostante tutto spero ancora in questi anni di tentativi andati a vuoto in televisione, in radio, sui social, è che il web può essere un’arma molto potente. Preferisco pensare che forse non è arrivato ancora il momento ed è per questo che insisto, che vi invito a condividere questo appello nella speranza che arrivi a qualcuno che ci possa aiutare. Usando il tutto nel modo giusto, forse col vostro aiuto ci potremo arrivare, in fondo chiedo solo di lavorare! Solo così potrò continuare ad aiutare mia figlia. Posso solo crederci, non posso fare altro, è questa la speranza che mi fa andare avanti nonostante tutto, devo arrivare a quella persona che non conosce ancora la nostra guerra e solo tramite il web posso pensare di riuscirci. Spero di trovare quella persona che magari mi possa offrire un lavoro quanto più vicino al nostro luogo di residenza, solo così potrò pensare di farcela.” 

Anche noi ci uniamo all’appello di Abramo. Se avete opportunità di lavoro contattate la nostra redazione o Abramo Zampella al numero 333 8007822. E’ online anche una petizione sul sito Change.org che ha già raggiunto quasi 20mila firme, basta solo un click. A volte si può credere che gli eroi esistano solo nei film. La verità è che le nostre vite sono una continua avventura e gli eroi li possiamo trovare ad un palmo di mano da noi, a fianco al nostro uscio. Gli eroi sono i padri, sono i lavoratori che combattono per il sorriso dei loro cari. Gli eroi sono quelli che sperano sempre in un lieto fine.

 

Nello Cassese
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Nello Cassese


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